La Farnesina invia a Lashkar Gah un magistrato consigliere giuridico dell'ambasciata italiana
ROMA. A settantadue ore dal fermo dei tre operatori di Emergency, l'organizzazione umanitaria guidata da Gino Strada accusa le autorità afgane di «sequestro di persona». «A questo punto esigiamo la liberazione immediata dei nostri ragazzi come prevede la stessa legge afgana», ha detto ieri il portavoce dell'associazione Maso Notarianni, annunciando che sabato gli italiani saranno a Roma, in piazza Navona, per chiedere l'immediato rilascio di Marco Garatti, Matteo Dell'Aira e Matteo Pagani. «Non li abbiamo abbandonati, ma certe frasi hanno il sapore di una polemica politica che non aiuta, innanzitutto, i nostri connazionali»», ha replicato da Sarajevo il ministro degli Esteri Franco Frattini che domani, su richiesta del Pd, dovrà riferire in Parlamento.
Le parole di Frattini sono arrivate al termine di una giornata convulsa e contraddistinta dalle polemiche per le dichiarazioni rese dal ministro in mattinata. Il titolare della Farnesina aveva preso le difese del portavoce del governatore di Helmand che, smentendo quanto riportato dal Times di Londra, aveva affermato di non avere mai parlato di legami tra gli arrestati ed Al Qaeda; e di non avere mai detto che gli italiani arrestati dalle forze afgane nell'ospedale di Emergency di Lashkar Gah, avevano «confessato» le loro colpe e la loro partecipazione al presunto complotto per uccidere il governatore di Helmand. «Il Times mi ha citato in modo sbagliato e ha chiesto scusa. Io ho detto che gli italiani stavano collaborando», ha detto ieri il portavoce, Daud Ahmadi. «Non è stato un passo indietro del governo afgano, ma un caso di cattiva informazione resa al mondo intero», ha sostenuto poco più tardi Frattini prendendosela con la stampa.
Ma il Times non ha smentito affatto e men che meno ha chiesto scusa. Anzi. In giornata, il corrispondente a Kabul del quotidiano britannico, Jerome Starkey, ha confermato tutto, parola per parola. «Le frasi pubblicate sono state pronunciate da Ahmadi e con lui verificate nel corso di una seconda telefonata», ha precisato Starkey.
Che il portavoce del governatore avesse parlato di «confessione» lo confermano anche altri giornalisti che lo hanno sentito e che hanno registrato i colloqui. Dunque la retromarcia c'è stata. Con buona pace di Frattini che ieri sera, davanti alla mobilitazione crescente e alla pioggia di critiche, ha garantito l'impegno del governo. «Non li abbiamo abbandonati: vale anche per loro la presunzione di innocenza, assieme all'impegno preso con noi dalle autorità afgane al rispetto dei loro diritti», ha detto il capo della diplomazia annunciando di avere inviato a Lashkar Gah il consigliere giuridico dell'ambasciata italiana a Kabul. «È un magistrato italiano che sta seguendo direttamente le investigazioni», ha aggiunto Frattini.
Le rassicurazioni della Farnesina non bastano però a Gino Strada. E non bastano alle opposizioni che si chiedono se sia davvero possibile che nessuna autorità abbia preventivamente informato del triplice arresto i servizi di un governo che nella guerra in Afghanistan sta impegnando più di tremila militari.
A 72 ore dal fermo e in assenza di altri provvedimenti i tre italiani si trovano in uno stato di «detenzione illagale», denuncia Emergency mentre nessuno sembra sapere cosa stia accadendo negli uffici della Nsd, la sicurezza nazionale, dove i tre sono tenuti sono stretta sorveglianza.