BOLZANO. C'era tutta la Val Venosta a piangere le 9 vittime del disastro ferroviario di Castelbello nella chiesa parrocchiale di Silandro, dedicata alla Beata Vergine. L'antica basilica era piena fino all'inverosimile.
Assieme ai parenti delle vittime, agli amici, erano rappresentati tutti i settori di quel microcosmo che è la vallata: dai vigili del fuoco volontari, che hanno partecipato fino dalle prime ore ai soccorsi, agli operatori della Croce Bianca, agli uomini del Soccorso alpino, alla Polizia, ai Carabinieri, alla Guardia di Finanza. La cerimonia funebre è stata celebrata dal vescovo della Diocesi di Bolzano-Bressanone, Karl Golser, valligiano tra i valligiani, dato che anche lui è della Venosta.
Numerosissime le autorità, a cominciare dal governatore Luis Durnwalder, assieme al suo collega trentino Lorenzo Dellai, alla Giunta provinciale al completo, al commissario del governo, al questore, a quasi tutti i sindaci della vallata. Alta è stata la partecipazione alla cerimonia, e alcuni hanno dovuto assistervi fuori dal portale della chiesa.
Quanto all'inchiesta, una valvola di un impianto di irrigazione di un campo di meleti è il sospettato numero uno per la frana. Secondo il Consorzio irriguo, gestore dell'impianto, la perdita dell'impianto può essere stata «al massimo la goccia che ha fatto traboccare il vaso». La linea ferroviaria resta per il momento sotto sequestro nel tratto tra Castelbello e Laces. Oggi tre periti della procura di Bolzano assieme ai tecnici nominati dagli otto indagati effettueranno un sopralluogo per stabilire le cause della disgrazia. «Di sicuro - ha detto il procuratore Guido Rispoli - c'è stato un problema con la condotta d'acqua dell'impianto di irrigazione che sovrasta la zona franata. I periti dovranno stabilire se questa fuoriuscita è stata sufficiente a provocare la frana». Il presidente del Consorzio, Lothar Burger, ha ammesso che ieri mattina deve esserci stato un guasto all'impianto, ma ha sostenuto che una prima perizia fatta fare dimostra che nella zona, oltre all'acqua delle tubazioni, c'era anche dell'altra acqua, proveniente da una vecchia infiltrazione «con la quale il Consorzio - ha sottolineato - non ha nulla a che fare». Gli indagati sono i proprietari di terreno e il direttivo del Consorzio.