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Pescara, 22/04/2026
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Data: 14/04/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Merano, sequestrata la linea della morte. Il pm: «Verificare se vi sono altri pericoli». Notificati gli 8 avvisi di garanzia

BOLZANO - L'Alto Adige è in lutto il giorno dopo il disastro ferroviario. Le bandiere sono a mezz'asta. L'intera val Venosta si stringe attorno ai parenti delle nove vittime dell'incidente ferroviario. «Sono qui per esprimere parole di consolazione», ha detto il vescovo Karl Golser con la voce rotta dalla commozione durante una ceremonia funebre, celebrata nella chiesa parrocchiale di Silandro e piena fino all'inverosimile. Presenti in chiesa i soccorritori e le forze dell'ordine che fino a poche ore prima stavano lavorando sul luogo della disgrazia. Numerosissime le autorità, a cominciare dal governatore Luis Durnwalder, assieme al suo collega trentino Lorenzo Dellai, alla Giunta provinciale al completo, al Commissario del Governo, al Questore, a quasi tutti i sindaci della vallata. In prima fila, sotto l'altare dominato da una pala barocca con la Madonna e Gesù' Bambino i parenti e i congiunti più stretti delle vittime. C'erano il fratello e i genitori di Judith Tappeiner, 20 anni, studentessa di lingue all'Università di Verona. C'erano i genitori di Michaela Kuenz, 18 anni appena, la più piccola di quei morti soffocati nel fango: faceva il quarto anno delle superiori e ieri per un macabro scherzo del destino aveva preso un giorno di vacanza per fare la patente. C'erano gli allievi di Rosina Ofner, 36 anni, maestra di inglese alle medie. Tra la folla immensa c'era anche Melanie, la vedova di Julian Hastmann, 25 anni: era lui che si trovava alla guida del convoglio e non ha potuto fare nulla contro la massa di sassi e fango venuta giù dalla montagna. Julian lascia due figli piccini, Greta e Moritz. C'erano anche alcune allieve infermiere, compagne di scuola di Elisabeth Peer, 21 anni, che studiava in una scuola per infermiere. Nella piazza davanti alla chiesa, accanto ad un passaggio pedonale alcuni mazzi di fiori e delle candeline. Ricordano Josef Hohenegger, 73 anni. Faceva il nonno vigile.
In questo giorno di dolore è proseguita l'inchiesta della procura di Bolzano per chiarire le cause della frana che ha travolto il treno. L'attenzione si concentra su una valvola di un impianto di irrigazione di un campo di meleti. Secondo il Consorzio irriguo, gestore dell'impianto, la perdita dell'impianto può essere stata «al massimo la goccia che ha fatto traboccare il vaso». La linea ferroviaria resta per il momento sotto sequestro nel tratto tra Castelbello e Laces. Il pm: «Da verificare se ci siano altri pericoli». Domani tre periti della procura di Bolzano assieme ai tecnici nominati dagli otto indagati (i proprietari del terreno e il direttivo del Consorzio). effettueranno un sopralluogo. «Di sicuro - ha detto il procuratore Guido Rispoli - c'è stato un problema con la condotta d'acqua dell'impianto di irrigazione che sovrasta la zona franata. I periti dovranno stabilire se questa fuoriuscita è stata sufficiente a provocare la frana». Il presidente del Consorzio, Lothar Burger, ha ammesso che ieri mattina deve esserci stato un guasto all'impianto, ma ha sostenuto che una prima perizia fatta fare ieri dimostra che nella zona, oltre all'acqua delle tubazioni, c'era anche dell'altra acqua, proveniente da una vecchia infiltrazione «con la quale il Consorzio - ha sottolineato - non ha nulla a che fare».

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