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Pescara, 22/04/2026
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Data: 14/04/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Governo battuto sul "salvaliste". Decade il decreto, maggioranza in affanno

Troppi assenti nel Pdl L'opposizione: vittime della loro arroganza

ROMA. Maggioranza in affanno e governo battuto sul decreto salvaliste. Tutto accade a Montecitorio dove il provvedimento interpretativo varato prima delle regionali per sanare l'esclusione della lista Pdl nel Lazio e della lista Formigoni in Lombardia è stato affossato dall'opposizione e dall'assenza di 42 deputati del centrodestra. L'emendamento del Pd presentato da Claudio Bressa, che ha comportato la soppressione del decreto legge, è stato infatti approvato con 262 voti a favore e 254 contrari. I deputati presenti in aula al momento del voto erano 516, la maggioranza richiesta 259. A favore hanno votato solo i deputati del Pd, dell'Udc, dell'Idv, dell'Api e del gruppo Misto. Contro hanno invece votato 254 deputati della maggioranza a fronte dei 296 presenti. A fare la differenza, dunque, sono stati 38 deputati del Pdl e 4 della Lega che pur considerati presenti non erano in aula al momento del voto.
Cosa accadrà adesso? «Non so se è necessaria ma se dovesse esserlo faremo una norma che farà salvi gli effetti del decreto» spiega il neo governatore del Piemonte Roberto Cota. «Una soluzione normativa si troverà» aggiunge il finiano Italo Bocchino, che definisce «endemico» il problema delle assenze. Quel che è certo è che dietro al non voto dei deputati della maggioranza si cela un evidente malcontento. A chi gli chiede se ci sia una questione politica dietro la bocciatura del decreto, Cota risponde allargando le braccia: «In aula bisogna starci...». Giancarlo Lehner chiede invece a Berlusconi di «mandare a casa» gli attuali deputati del Pdl.
Durissimo è il commento dell'opposizione. Pier Luigi Bersani parla di una «sconfitta politica» per la maggioranza e attacca il governo: «Aggiungendo pasticcio a pasticcio, finiscono vittime della loro stessa arroganza». Dario Franceschini fa notare che senza il voto di fiducia, «il governo non va avanti» mentre Antonio Di Pietro dice di non credere affatto alla assenze ingiustificate: «Credo invece alle assenze preordionate per un piano diabolico: utilizzare norme chiaramente incostituzionali per permettere a circa 25 liste che non ne avevano il diritto di rientrare nella competizione elettorale».
Ma a tenere alta la tensione è anche il dialogo sulle riforme. Il confronto tra i poli stenta a decollare e il solco che separa Berlusconi da Fini è sempre più profondo. Nel giorno in cui il presidente della Camera spiega che «la governabilità è essenziale ma in un sistema di garanzie» e Calderoli illustra la sua bozza di riforme al presidente del Senato, Renato Schifani, il Cavaliere fa sapere che oggi incontrerà per la seconda volta Bossi. Nessun incontro sulle riforme è invece fissato con Fini.

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