Uno dei tre operatori arrestati potrebbe essere rilasciato. Il ministro degli Esteri: certe dichiarazioni "non aiutano l'azione diplomatica". Strada: "E' una sporca vicenda". Un'infermiera da Lashkargah: "Siamo al buio e senza passaporti"
Ore di attesa per la sorte dei tre operatori di Emergency arrestati in Afghanistan. Il ministro degli Esteri Franco Frattini, in un'audizione davanti alle commissioni Esteri di Camera e Senato, ha detto che il chirurgo Marco Garatti, l'infermiere Matteo Dell'Aira e il responsabile della logistica Matteo Pagani Bonaiuti potrebbero essere trasferiti presto da Lashkargah a Kabul. Uno dei tre operatori, inoltre, potrebbe essere presto scarcerato, se non vi saranno prove contro di lui. Nel corso dell'audizione Frattini ha criticato l'atteggiamento del fondatore di Emergency, Gino Strada. Certe dichiarazioni fatte "fuori da questo Parlamento", come quelle che arrivano da "Gino Strada e in cui si accusano gli Stati Uniti, la Nato e l'Isaf (la Forza internazionale di assistenza alla sicurezza)" sicuramente "non aiutano l'azione diplomatica". Frattini ha parlato di un "momento delicato" , chiedendo di non "politicizzare" il caso.
Lettera di Berlusconi a Karzai
Una lettera del premier Silvio Berlusconi sarà recapitata oggi al presidente dell'Afghanistan Hamid Karzai. L'inviato del ministro degli esteri Franco Frattini, Attilio Iannucci, in arrivo a Kabul, consegnerà oggi - riferiscono fonti diplomatiche italiane - una missiva del presidente del Consiglio italiano, insieme ad un "messaggio personale" del ministro Frattini.
Strada: "Una sporca vicenda"
Intervistato da Sky Tg24, Strada ha detto che si tratta di "una sporca vicenda che ha il solo scopo di togliere di mezzo un testimone". Ma secondo Strada la soluzione della vicenda è "innanzitutto nelle mani di tutta la gente che sta esprimendo in questi giorni un'enorme solidarietà a Emergency. Il nostro sito è intasato di adesioni all'appello ?sto con Emergency'". "Crediamo che tutto questo serva molto" e lo "stiamo facendo succedere anche in Afghanistan cominciando ad informare". "Io credo che la ragione per cui e' stato aggredito l'ospedale di Emergency sia quello di togliere di mezzo una possibilità di far vedere cosa sta succedendo in quella guerra". "Ma vogliamo renderci conto - prosegue Strada - che è la prima volta che in una guerra internazionale non c'è un giornalista che possa dire ai cittadini del mondo cosa sta succedendo?". Strada ribadisce che a Lashkar Gah "non c'è più staff di Emergency perché l'ospedale non è più nostro essendo stato presidiato e occupato militarmente". Riguardo all'ingresso dei soldati inglesi nell'ospedale: "Vorrei che me lo spiegassero. Vorrei chiedermi come si permettono i soldati della coalizione di entrare armati in un ospedale dove c'è un cartello che dice ?non si introducono armi'".
Peacereporter: la testimonianza dell'infermiera
??Siamo al buio, senza passaporti, non sappiamo dove sono trattenuti i nostri colleghi. La situazione è surreale''. Cosi' una delle infermiere dello staff italiano dell'ospedale di Lashkargah, racconta telefonicamente a PeaceReporter, la situazione a Kabul. E ricostruisce l'irruzione di sabato scorso precisando che i tre dello staff che sono stati fermati erano gli unici, tra lo staff italiano, presenti in quel momento nella struttura. ??Sabato dopo pranzo l'amministratore del nostro ospedale ha fatto evacuare tutti noi internazionali dall'ospedale dicendo che c'era un allarme-bomba. Quindi siamo tornati tutti a casa. Dopo un po' l'amministratore ci ha detto che l'allarme era rientrato e che potevano tornare tutti al lavoro. Ma proprio in quel momento - spiega - ci ha chiamato l'infermiere afgano del pronto soccorso, dicendoci che dei militari erano entrati all'ospedale armi in pugno: Marco, Matteo e Matteo sono andati per vedere cosa stava succedendo, e noi cinque siamo rimasti a casa, in attesa di notizie''.
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Emergency: Cgil, solidarietà, governo intervenga
La Cgil parteciperà alla manifestazione promossa da Emergency per sabato 17 aprile alle ore 14.30 in piazza Navona a Roma per chiedere la liberazione dei tre operatori umanitari arrestati in Afghanistan. È quanto si apprende dal sito web della confederazione di Corso Italia. La Cgil conferma, si legge , conferma la "piena solidarietà e vicinanza nei confronti di Emergency, da sempre in prima fila nei territori di guerra per dare sostegno e aiuto concreto alle sofferenze delle persone colpite". "Mentre il fermo dei medici e degli operatori dell'organizzazione si prolunga in modo inaccettabile, al di fuori delle stesse leggi afgane, e appaiono sempre meno credibili le pesanti accuse avanzate, peraltro non ancora formalizzate, rinnoviamo la richiesta al governo italiano di intervenire con decisione e sollecitudine affinché sia restituita immediatamente la libertà agli operatori fermati; sia fatta piena luce su questa inquietante vicenda; e, nel contempo, sia assicurata, in condizioni di sicurezza, la continuità e la piena operatività delle attività di Emergency in Afghanistan".