CHIETI. L'appuntamento è al secondo piano dell'angusto palazzo di via Arniense dova ha sede il coordinamento provinciale del Pdl. Nella sala piena di stendardi e cimeli, il segretario provinciale Mauro Febbo ascolta ciascun delegato dei partiti della maggioranza di centrodestra. La trattativa per la giunta si inceppa, e la tentazione di mettere fuori l'Udc è forte.
Lo scontro ruota attorno alla ripartizione degli assessori nella giunta del sindaco Umberto Di Primio. Il coordinatore Febbo ha detto in faccia ai delegati Udc, Angelo Cellini e Andrea Buracchio che i posti disponibili sono due e non tre come rivendicano i centristi.
L'Udc ha preso atto della levata di scudi e le trattative sono state sospese. Un muro contro muro. Nel Pdl però si agita la possibilità di mettere a segno una mossa azzardata che poggia sui numeri.
La maggioranza di centrodestra che conta 27 consiglieri più il sindaco rimarrebbe sempre in piedi anche con l'uscita dei consiglieri dell'Udc che sono 6.
Sarebbe, tuttavia, un inizio difficile per Di Primio così Febbo ieri sera era combattuto tra rompere o ricucire. Non ha nascosto l'irritazione verso l'intransigenza Udc, «non credo che ci sia molto da trattare», ha confidato al telefono a un dirigente regionale del partito di Casini che si era proposto come mediatore.
Nell'Udc, invece, non si ha fretta. Ieri sera Buraccchio, segretario cittadino e Cellini segretario provinciale si sono concessi un caffè al bar Vittoria una passeggiata sotto i portici e stretto molte mani. «Stiamo valutando sul da farsi», osserva compassato Buracchio, «bisogna ancora sedersi e ragionare tra persone intelligenti. La soluzione deve essere trovata in un confronto sereno e tranquillo nel rispetto delle parti».
Alla osservazione che il tempo stringe e che già si parla di deleghe da assegnare ai futuri assessori, Buracchio abbozza un sorriso. «Certo che il tempo stringe, ma dobbiamo ragionare. In merito alle deleghe non abbiamo affrontato il problema, non vorrei che si confezioni il vestito senza l'uomo dentro».
Febbo a tarda sera ritrova lo smalto del mediatore e cerca di ricucire.
«La ragionevolezza degli uomini dell'Udc», racconta, «porterà ad accettare la ripartizione dei posti in giunta così come proposto dal Pdl e dai partiti alleati. Stiamo decidendo in modo sereno e con la voglia di costruire con Di Primio una amministrazione forte e capace».
Il Partito democratico I tentennamenti del centrodestra ieri hanno provocato la reazione del Pd. «La vecchia politica è già tornata ad umiliare Chieti: anziché pensare a come governare la città rafforzando il suo ruolo nell'area urbana, il centrodestra sta mettendo in scena una penosa spartizione del piccolo potere che rischia ancora di più di isolare la città», accusa Enrico Iacobitti, segretario cittadino del Pd. «Una spartizione così plateale non si ricordava da anni» dice Iacobitti, «Chieti sembra già tornata ai tempi bui: questo i chietini non lo meritano. Meritano invece un amministrazione che prosegua sulla strada del potenziamento del ruolo strategico di Chieti nella principale area metropolitana d Abruzzo, senza pericolosi passi indietro».
«Da questa situazione emerge ancora con più forza che i veri vincitori, in Abruzzo e soprattutto a Chieti, sono i dirigenti dell Udc», sottolinea il segretario regionale del Pd abruzzese, Silvio Paolucci, «che stanno tenendo sulla corda tutta la coalizione. Senza l'Udc Di Primio non avrebbe vinto e oggi i centristi chiedono di incassare i risultati di quel sostegno determinante. Di Primio inizia nel peggiore dei modi».