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Pescara, 22/04/2026
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Data: 15/04/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Bossi vuole un premier leghista. Ipoteca su Palazzo Chigi per il 2013. «I miei uomini nelle banche del Nord»

IL CARROCCIO ALLA RISCOSSA Il Senatùr presenta il conto al Cavaliere «Questa legge elettorale non si tocca»

ROMA. Conquistare le banche del Nord. Portare un leghista a palazzo Chigi nel 2013. Stop ad ogni ipotesi di riforma elettorale. Dopo i successi ottenuti alle elezioni regionali e amministrative e alla vigilia dell'atteso faccia a faccia sulle riforme che ci sarà oggi tra Berlusconi e Fini, Umberto Bossi annuncia la nuova campagna del Carroccio e presenta il conto al Cavaliere.
Il sorpasso della Lega in molte città una volta berlusconiane offre nuove munizioni al ministro delle riforme che a questo punto non vuole nemmeno sentir parlare di una federazione con il Pdl («La Lega sta da sola...») e sbarra la strada alla riforma del «porcellum»: «La legge elettorale che c'è funziona benissimo e non si tocca. Io toglierei il doppio turno anche alle comunali...».
Pier Luigi Bersani, per il quale la riforma Calderoli «non è potabile» e l'attuale legge elettorale con la lista bloccata «merita l'appellativo con cui viene chiamata, cioè porcata», è servito. La revisione della legge elettorale per introdurre il doppio turno e la possibilità per il cittadino di scegliere il proprio deputato e il governo viene infatti invocata dalle opposizioni come primo necessario passo verso la riscrittura della Costituzione.
In questo momento, però, Bossi mostra di avere altre priorità. Il leader della Lega, che ieri sera ha incontrato Berlusconi con il quale ha parlato anche della nomina di Giancarlo Galan a ministro dell'Agricoltura, rende evidenti gli appetiti leghisti e annuncia l'intenzione di mettere le mani al più presto sul sistema creditizio che alimenta le imprese della «Padania» e non solo. «E' chiaro che le banche più grosse del Nord avranno uomini nostri a ogni livello. La gente ci dice prendetevi le banche e noi lo faremo» dice Bossi, che non nega la possibilità di un premier della Lega con il sistema semipresidenziale francese e con Berlusconi al Quirinale, come aveva ipotizzato nei giorni scorsi Maroni. «Un leghista a palazzo Chigi? Vedremo. Abbiamo già dimostrato che tutto è possibile. In ogni caso» chiosa Bossi «la Lega ha già tante poltrone e non ce ne interessa una in più».
La giornata si apre con l'appello a fare le riforme il più possibile «condivise» che Renato Schifani lancia ai leader dei due poli. «Per le riforme serve una larga maggioranza che non può essere soltanto quella dei partiti di governo» spiega il presidente del Senato, per il quale procedendo a colpi di maggioranza si rischia di far «naufragare qualunque progetto» mentre per il Senato federale bisogna stare attenti a non creare una «Camera di serie B». A rispondergli è Bossi, che in un primo momento lo rassicura («Il Senato federale non deve diventare una camera di seconda serie») e poi, sulle riforme, marca la differenza della Lega sul metodo da seguire. Schifani chiede riforme condivise? Bossi taglia corto: «Si parte dal consiglio dei ministri, che approva una legge, poi si vedono le modifiche che porta la sinistra...».
Nell'attesa di vedere se il confronto sulle riforme partirà davvero, il Pd condanna le parole di Bossi sulle banche del Nord («E' solo una battuta o dobbiamo preoccuparci?» si chiede Michele Ventura) e si prepara alla direzione del partito che si riunirà sabato prossimo. Pier Luigi Bersani e Dario Franceschini si sono incontrati ieri e (dopo il via libera giunto due sere fa da Walter Veltroni) hanno concordato su una riforma istituzionale che dia più poteri al premier e al Parlamento. Il modello è quello del maggioritario inglese senza escludere la possibilità del doppio turno. Per quanto riguarda la legge elettorale, Bersani non vorrebbe impiccarsi ad un modello preciso.

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