Attacco a Berlusconi «Il governo usa la crisi contro i diritti dei lavoratori»
MONTESILVANO. Un attacco al governo a 360 gradi ma anche un messaggio di speranza per i lavoratori che affrontano vertenze difficili, e poi un'incitamento al sindacato a non farsi mettere all'angolo. Intervenendo, ieri, al congresso del Fiom Cgil, in corso da mercoledì al Palacongressi di Montesilvano, il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ha fatto riferimento anche alle situazioni che interessano l'Abruzzo.
Epifani, ha detto, tra l'altro, che qui sono stati persi 25mila posti di lavoro in un anno e ha paragonato questa terra ad altre regioni con grossi problemi occupazionali, a partire dalla Sardegna, passando per Sicilia, Campania, Puglia, e Basilicata.
In questo Mezzogiorno dalle aziende in crisi «non bisogna perdere tempo» ed è anche necessario le classi dirigenti si prendano «la quota delle loro responsabilità».
Dell'Abruzzo c'è un caso che ha colpito il segretario generale della Cgil, ed è quello di Villa Pini, la clinica privata di Chieti i cui dipendenti non percepiscono lo stipendio da 381 giorni. I 1.600 lavoratori «hanno promosso lotte, scioperi e iniziative di ogni tipo e vivono una vertenza difficile ma di fronte a questi fatti», ha detto Epifani, «quando sembra che non ci siano più speranze, non dobbiamo disperdere la speranza».
Davanti alla platea delle tute blu il numero uno della Cgil si è a lungo soffermato a parlare della crisi.
Per il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è «inspiegabilmente più leggera che in altri Paesi», ha commentato Epifani, «ma in realtà ha già fatto registrare un meno 30% della produzione industriale, meno 7% del Pil in due anni, 500mila posti di lavoro persi, 700mila unità in cassa integrazione, centinaia di migliaia di precari».
I metalmeccanici, poi, sono «il cuore» di questa fase difficile perché «è la prima vera crisi globale che ha attraversato tutti i settori, tutte le aziende, tutti i territori dove la presenza dell'industria metalmeccanica nel nostro paese è forte».
E il futuro?
Sarà «più difficile», prevede Epifani: il Paese potrebbe correre «seri rischi», e c'è una tendenza «all'accentuazione delle divisioni territoriali». In questo quadro «il governo ha fatto poco», nonostante potesse investire a sostegno «dell'innovazione, per stimolare la ripresa economica e i consumi, a partire dai redditi di disoccupati e cassintegrati. E' mancato, cioè, un progetto di politica industriale, e il governo è debolissimo nei confronti delle multinazionali, alle quali non ha la forza di dire di non andare via», come nel caso di Alcoa e Fiat.
Altre critiche al governo sono arrivate «per quello che sta facendo in materia fiscale, per il fatto che una quota di contribuenti paga sempre più tasse e una parte che paga meno tasse. Se non si interviene adesso», ha detto il segretario nazionale della Cgil, «andrà sempre peggio».
Indice puntato contro il governo anche perché «ha usato la crisi per colpire in maniera subdola e indiretta una base fondamentale dei diritti delle persone che lavorano» e il riferimento è ad arbitrato, diritto di sciopero nei servizi pubblici fondamentali e statuto dei lavoratori. Su questi temi la Cgil «continuerà la sua battaglia», ma l'obiettivo del sindacato è anche di «riconquistare un modello contrattuale degno di questo nome».
E comunque gli uomini e le donne della Cgil, ha concluso Epifani, devono «essere più forti di quelli che ci vogliono relegare all'angolo, perché in un angolo non ci finisce chi è rappresentativo e chi ha ragione».
Oggi è l'ultimo giorno del congresso, quello della riconferma di Gianni Rinaldini alla guida della Fiom.