MONTESILVANO- «Più di 1500 lavoratori di un complesso di cliniche private, qui in Abruzzo, sono da oltre un anno senza stipendio, nonostante siano stati fatti scioperi e iniziative di ogni tipo»: così, nelle parole di Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, la vertenza di Villa Pini è diventato il caso-simbolo di una lotta dura, che sembra senza speranze nell'Italia della crisi. «Eppure, anche in situazioni come questa, non bisogna perdere la speranza: non so quando e come usciremo dalla crisi, ma la Cgil deve continuare a lottare per provare a dare un orizzonte a queste persone» è il messaggio che Epifani ha lanciato ieri ai 749 delegati della Fiom, durante la seconda giornata del congresso nazionale delle tute blu che si concluderà oggi al Palacongressi di Montesilvano, con l'elezione del segretario generale di categoria. «La segreteria confederale riproporrà la candidatura di Gianni Rinaldini alla guida della Fiom -ha detto Epifani che, nel suo intervento, ha snocciolato dati di un'emergenza che avvolge in pieno anche l'Abruzzo- Questo congresso si è svolto durante la crisi più devastante delle ultime quattro generazioni, una crisi globale che ha colpito soprattutto le industrie che esportano, il settore manifatturiero e metalmeccanico. In due anni in Italia il Pil è sceso di 6 punti, 500mila lavoratori hanno perso il posto, 700mila sono in cassa integrazione, migliaia i precari senza lavoro. e c'è una tendenza all'accentuazione delle divisioni territoriali». E, nell'Italia che è sempre più divisa in due, l'Abruzzo, che aveva costruito il suo sviluppo proprio sul manifatturiero, scivola nel Mezzogiorno che perde pezzi rispetto alla parte più avanzata del Paese, e che rischia lo smantellamento del tessuto industriale ed economico. «La situazione è tragica soprattutto al Sud e qui in Abruzzo, che solo in quest'anno ha perso 25mila posti di lavoro. Si deve iniziare a considerare la questione del Mezzogiorno come una grande questione nazionale: non può affermarsi l'idea della separazione tra una parte buona e una cattiva, per la quale non c'è più niente da fare». Occupazione, fisco equo, diritti del lavoro: sono i cardini su cui la Cgil continuerà le sue battaglie. «Contestiamo il Governo per ciò che non ha fatto a sostegno dei consumi, dei redditi di chi è in cassa integrazione o disoccupazione, dell'innovazione: bisogna innovare la qualità dei prodotti e dei processi produttivi con un piano industriale, per affrontare la sfida del cambiamento che una crisi di questa portata impone». Tra gli interventi dei delegati, ieri, anche il dramma dell'Aquila è finito sotto i riflettori: «Sono stati spesi un miliardo e mezzo di euro per affrontare l'emergenza, ma la ricostruzione non è partita -ha detto il segretario Fiom dell'Aquila Alfredo Fegatelli-: ci sono fabbriche in crisi e molte stanno chiudendo, 10mila le persone che non hanno ripreso l'attività lavorativa. Oltre alla fase di assistenza sarebbe opportuno ridare il lavoro».