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Data: 17/09/2006
Testata giornalistica: Il Centro
Metro, in via Roma commercianti in crisi. I negozianti: affari in calo Il Comune attende il nulla osta. L'impresa potrebbe chiedere i danni per il blocco prolungato.

L'AQUILA. Una situazione che sta mettendo in ginocchio i commercianti della zona alta di via Roma e sta creando molti disagi ai residenti. È il cantiere aperto per la metro di superficie. La strada è stata sventrata, per permettere lo spostamento delle reti di servizio. La pioggia sta rendendo più difficile la situazione. I commercianti protestano e lanciano proposte; il Comune, da parte sua, attende il nulla osta per proseguire. E l'impresa potrebbe già chiedere i danni.
Dopo lo slittamento a fine mese della riunione del Comitato tecnico del ministero per i Beni culturali, a Roma, che dovrà decidere se concedere il nulla osta al Comune per proseguire i lavori della metro su via Roma, il cantiere è fermo e non certo per colpa della Cgrt. Anzi, la società di Eliseo Iannini dall'1 settembre (il "fermo" era fino al 30 agosto) è nella condizione di chiedere i danni. Intanto l'impresa sta posando i binari in via Amiternum.
«Gli affari vanno molto male e soltanto la presenza di universitari e di impiegati ci permette di andare avanti», dice Cinzia Beccia, giovane titolare, a piazza San Pietro, del bar Roma. «Abbiamo perso il 20 per cento del giro d'affari e abbiamo dovuto mandare via una ragazza. La cosa più giusta è finire i lavori e riaprire la strada al traffico».
Anche per Amedeo Di Prospero, titolare del negozio di alimentari all'inizio di via Roma, proprio dove comincia lo sterrato, la situazione è difficile: «Sembra di stare in un campo di concentramento», afferma, «la gente non può passare e gli affari non vanno bene. Nel giro di un anno e mezzo sono state chiuse 12 attività. L'amministrazione non apre il tratto inferiore di via Roma, già completato, perché vuole che gli aquilani si abituino a passare da via XX Settembre». Pietro Grillo è il titolare del negozio di cornici, proprio di fronte all'alimentari: «Dopo l'acquazzone di giovedì notte, qui era pieno di fango e normalmente è colmo di escrementi. È una situazione insostenibile. Con o senza metro, la strada va risistemata. Ho già perso l'80 per cento del lavoro». E il Comune? Aspetta. E per ora non c'è altro da fare. Attende il parere del Comitato tecnico, anche se la lettera del direttore generale dei Beni culturali, Cecchi - resa nota dal segretario nazionale Uil-Beni culturali, Gianfranco Cerasoli - alla Soprintendenza regionale, non fa presagire nulla di buono per il Comune. L'ufficio tecnico ha predisposto un quadro, da presentare all'amministrazione, degli scenari dopo la decisione del Comitato: se ci sarà il nulla osta, tutto ok; in caso contrario, ci sono tre opzioni: 1) fermarsi prima della chiesa di San Paolo; 2) cambiare percorso; 3) ricorrere al Tar (una prima istanza ha visto la sentenza favorevole al Comune).

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