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Pescara, 22/04/2026
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Data: 16/04/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il Cavaliere: allora lasci la presidenza, sono pronto a rivolgermi al popolo. Il premier medita il voto anticipato: la gente è con me. Pressing sugli ex An

ROMA - «Abbiamo vinto le regionali, ti ho portato a casa il Lazio che se era per te...». «Abbiamo strappato anche Mantova alla sinistra. Stiamo facendo tutto ciò che è possibile, tenendo conto delle disponibilità economiche». «Io francamente non vedo il problema». «La Lega? Ma Bossi parla, parla ma con lui un'intesa si trova sempre!». Il pranzo alla Camera sarà stato anche «buono», come sostiene all'uscita lo stesso Silvio Berlusconi, ma la digestione non è stata certo facile. Indigeribile soprattutto quell'annuncio di gruppi autonomi dal Pdl che Gianfranco Fini butta nel mezzo della conversazione e che il Cavaliere conosceva già da qualche giorno. Il tono della voce dei due si è più volte alzato, malgrado la presenza "moderatrice" di Gianni Letta (festeggiato per il compleanno), e il pugno sbattuto sul tavolo da Berlusconi nella fase più concitata del confronto, la dice lunga sullo stato dei rapporti tra i due. D'altra parte Berlusconi con fatica si è acconciato ad un incontro più volte rimandato. Sentirsi dire che il giornale di famiglia «mi attacca un giorno sì e l'altro pure», infastidisce il premier che però dalla sua ha argomenti, come quello delle copie vendute, che poco convincono il presidente della Camera. Ovviamente l'idea dei gruppi autonomi, prospettata dal presidente della Camera per contenere l'esuberanza leghista, non è piaciuta al presidente del Consiglio che ha sibilato un «allora ti devi dimettere da presidente della Camera» che però, pochi minuti dopo, il "pompiere" Paolo Bonaiuti, si è affrettato a smentire. In realtà Fini non ha solo annunciato la nascita dei "gruppi", ma ha anche ricordato al premier che «un mio partito vale poco meno del 4%).
Anche se per tutta la giornata Berlusconi, ha fatto buon viso a cattivo gioco ostentando la tranquillità del leader che «non poteva fare di più» e che lascia «a Gianfranco la responsabilità di una scelta che l'elettorato non capirebbe» e che porterebbe dritti-dritti «al voto anticipato», Berlusconi guarda con qualche preoccupazione alla convocazione che lunedì farà Fini alla Camera degli ex di An. Ad uno ad uno illustrerà la situazione. Ad uno ad uno chiederà di firmare l'adesione al "Pdl-Italia".
E' evidente che Fini non ci sta a farsi rosolare per altro tempo e teme di essere relegato a "grillo parlante" di un centrodestra sempre più a guida leghista, che arriva a chiedere anche la premiership e che pretende poltrone nelle principali banche italiane. «Ma con Umberto l'accordo si trova sempre! Sono fatti così, ma con loro non hai avuto mai problemi neppure tu quando hai discusso con loro di immigrazione, nè io quando ho dovuto scegliere il successore di Zaia», ha replicato il Cavaliere. «Non è vero, perché siamo parlando di federalismo da mesi, mentre per il Sud non c'è mai una lira - ha replicato Fini - e poi non so come tu possa essere contento del voto del Nord, quando abbiamo travasato alla Lega buona parte dei voti del Pdl». «E poi che dovrei dire di Calderoli che va in giro a presentare bozze di riforme, che non ha visto nessuno, persino al Capo dello Stato?», ha incalzato Fini beccandosi un laconico «stiamo discutendo, non c'è nulla di deciso» che non convince il presidente della Camera. Non è solo il ruolo del Carroccio a turbare i sonni di Fini che ieri, durante il pranzo, ha fatto più di un riferimento alla gestione dei gruppi parlamentari e del Pdl.
Nel mirino molti ex di An, come La Russa e Gasparri, che Fini non considera sua espressione. «Non voglio più che nel Pdl ci sia gente che tu metti in computo a me e che invece risponde solo ed esclusivamente a te», ha attaccato Fini. «Io ho portato nel Pdl la destra, mentre tu e il tuo giornale continuate ad attaccarmi e a darmi del traditore. Comunque siccome sono io il responsabile del patrimonio che ho portato nel Pdl e ho il dovere di renderlo riconoscibile». Se la linea politica del Pdl a guida berlusconiana «è arrivata al capolinea», come sostiene Carmelo Briguglio, il Cavaliere ha ritenuto di avere poco da aggiungere e quindi è passato alle barzellette, chiedendo a Fini di attendere prima di dare «un annuncio che rischia di minare la maggioranza». L'appuntamento è ora per lunedì. Berlusconi con l'ultimatum in piedi non è disposto a mediazioni e, rientrato a palazzo Grazioli, ha chiamato a raccolta il triumvirato che regge il Pdl che, in un documento, definiscono «incomprensibile» l'atteggiamento di Fini anche se poi La Russa prende le distanze dalla nota di Bondi e Verdini («non la condivido tutta»). Poi da vai dell'Umiltà, sede nazionale del Pdl, sono partite a raffica le telefonate per arginare il possibile esodo verso il "Pdl-Italia".


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