PESCARA - L'altolà è silenzioso, è subliminale, è come nel cinema muto: senza parole. Ma è sempre un altolà quello che mette a segno il centrodestra alla sveltina atto-secondo di Gianni Chiodi in Commissione Bilancio: i consiglieri del Pdl incrociano le braccia e rispediscono al mittente la norma sui dirigenti d'oro, quella approvata in giunta regionale lunedì scorso per sanare le illegittimità sottolineate con la matita rossa nell'impugnativa del governo dal ministro Fitto, tanto che alla fine il presidente della Commissione Emilio Nasuti è costretto a ritirarla. Sente aria di fronda, Nasuti, e batte in ritirata. Niente approvazione, la sveltina bis tenterà di superare direttamente lo scoglio del consiglio regionale martedì prossimo. Ma sarà dura, durissima: e se per evitare la bocciatura in commissione la norma è stata ritirata, occhio che non vede cuore che non sente, è facile che il Pdl per evitare un secondo clamoroso flop in consiglio regionale faccia lo stesso.
I malpancisti raccontano che la faccia il Pdl non se la può giocare così. Che Chiodi si è impegnato a ritirare quella delibera e dovrà farlo. Che ne va della reputazione di tutti. Che una sveltina passi ma due sono troppe. Due, proprio così: perchè nella norma correttiva Chiodi cancella le illegittimità sollevate da Fitto, e quindi l'età pensionabile allungata fino a 70 anni per far contento un dirigente di Mauro Febbo, e il riconoscimento da dirigente per i suoi più stretti collaboratori, quelli chiamati senza concorso e senza laurea ma lascia immutata una norma che abolisce il tetto di otto dipendenti esterni per gli uffici della sua segreteria. «Una modifica che io stesso avevo chiesto di inserire - disse il presidente della Regione al Messaggero nel suo j'accuse del 9 marzo scorso - per consentire una maggiore flessibilità alla dotazione organica dei miei uffici, senza superare però il tetto massimo stabilito dalla legge». Il fatto è però che con questa norma salta il tappo del tett massimo di collaboratori da assumere per la segreteria del presidente. Ricorda Carlo Costantini, capogruppo dell'Idv: «Oggi Chiodi può assumere con discrezionalità totale, al di fuori della struttura regionale, tutti i dipendenti che vuole. E con la modifica approvata la notte del 30 dicembre 2009 (e non corretta lunedì scorso) salta anche il limite del 10 per cento dei dirigenti esterni previsto dalla legge regionale n.77/1999 per la struttura di diretta collaborazione del presidente».
Una presa per i fondelli, dicono nei corridoi i malpancisti Pdl. Nasuti tenta una difesa in extremis: «Il problema vero non risiede nel numero delle persone ma nel tetto di spesa che non viene superato. In sostanza, si possono utilizzare alcuni dirigenti o un numero maggiorato di personale, magari anche a part-time, l'importante è che non si realizzi un aggravio di spesa». Traduzione: è vero, il limite degli otto dipendenti salta, ma cosa cambia se il tetto di spesa resta sempre lo stesso, e se vengono assunte venti persone anzichè quattro quando vengono pagate con la stessa cifra?
Nessuna, viene da rispondere. Ma così non è. Primo, perchè dopo le sveltine è difficile fidarsi. Secondo, perchè se il governo non avesse impugnato quella norma, nessuno se ne sarebbe accorto, e figuriamoci una nuova sveltina. Terzo perchè la norma mette un punto fermo e resta lì a disposizione dei posteri. Quarto, perchè a fare una variazione di bilancio per aumentare gli stipendi, la maggioranza ci metterebbe mezzo secondo. Vero Nasuti? «Vero, ci si impiegherebbe pochissimo. Ma è anche vero che adesso c'è un faro acceso che non ci consentirebbe di fare passi falsi». Insomma la morale è questa: i cittadini si devono fidare, devono dare fiducia alla maggioranza e allo stesso presidente Chiodi che nel mea culpa del 9 marzo scorso accusò un suo collaboratore di aver tradito la sua, di fiducia. Una bella scommessa.