L'altro ieri aveva dovuto accettare di depennare l'ex tribunale (Mediamuseum) dalla lista dei beni immobili alienabili. Ieri ha dovuto fare indietro tutta in Commissione Statuto ritirando ovvero annullando la norma anti-ostruzionismo, frutto di una interpretazione forzata del regolamento. Chissà che lunedì, alla ripresa dei lavori, non sarà ad applaudire il rientro in giunta di Gianni Teodoro, riabilitato con tutti gli onori: resta da capire al posto di chi e con quale delega. Difficile che a D'Ercole, che subentrò proprio a Teodoro ai Lavori pubblici, venga chiesto di uscire.
La maggioranza a Palazzo di città non sta lasciando nulla di intentato pur di approvare il bilancio. Il dialogo tra Pdl e Teodoro è ripreso con intensità nelle ultime ore, in aula ci sono stati avvicinamenti e Pignoli parlava di accordo già fatto: forse non sarà siglato oggi al direttivo regionale convocato a Dragonara su altri temi, ma la richiesta è sul tavolo. Al microfono della Rai il coordinatore cittadino Andrea Pastore s'è detto fiducioso, così come Lorenzo Sospiri, che però ha precisato: «Nessuno negherà a Teodoro l'assessorato cui ha diritto, sarà il sindaco Mascia a stabilire quale sarà la delega e in quali tempi assegnarla». I due diretti interessati sono stati i soli a schermirsi: «C'è una interlocuzione ma nulla di più» ha dichiarato il sindaco Albore Mascia. «Sto seguendo il consiglio comunale da spettatore, nessuna novità per un mio rientro in giunta» ha detto Gianni Teodoro, il quale invoca garanzie di rientro e chiede l'accoglimento di emendamenti presentati dai suoi consiglieri Pignoli e Di Noi: richieste condizionate al voto favorevole sul bilancio. Mascia le accetterà ovvero darà garanzie a breve, anche perché ricucire lo strappo con Teodoro vuol dire vanificare il "fuoco amico" dei dissidenti catoniani Lerri, Marinucci e Caroli, finora fuori dall'aula.
Cominciato martedì con toni bellicosi, il consiglio comunale dedicato nell'ordine all'alienazione dei beni immobili, al triennale delle opere pubbliche e al bilancio ha finora registrato vari incidenti di percorso, troppi perché il centrodestra non tenda la mano a un'opposizione nient'affatto disposta a fare sconti. La norma anti-ostruzionismo, voluta dal Pdl per evitare di far discutere gli emendamenti e quindi tentare di chiudere rapidamente la partita, ha ottenuto l'effetto opposto, cioè quello di far infuriare il centrosinistra, allungando a dismisura i tempi del confronto. Ieri è stato preso atto del fallimento dell'iniziativa e, in una Commissione statuto riconvocata di fretta, si è proceduto al ritiro della norma. Gli effetti positivi sul dibattito in aula si sono visti subito: la discussione degli emendamenti riferiti al Piano triennale delle opere pubbliche (37 della maggioranza e 21 dell'opposizione) e al bilancio s'è fatta costruttiva e propositiva ed era quel che tutti auspicavano. «Bene ha fatto il centrodestra a comprendere la gravità dell'errore commesso con quella forzatura interpretativa e a rimuovere la norma contestata» ha dichiarato il Pd con Moreno Di Pietrantonio. «Discuteremo con serenità gli emendamenti cui teniamo di più: fondo famiglia, incubatore d'impresa, progetti sul volontariato e anche risorse per il Mediamuseum» ha aggiunto Gianluca Fusilli.