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Pescara, 24/04/2026
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19/04/2010
Il Centro
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«Emergency e noi, nomi puliti». Marco Garatti da Kabul, gioia e voglia di tornare. Gino Strada con la figlia Cecilia ringrazia Napolitano e il ministro «Fallito il tentativo di screditarci» |
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ROMA. «Siamo soprattutto contenti di essere fuori con il nostro nome completamente pulito. La nostra reputazione e quella di Emergency sono intatte»: queste le prime parole, da Kabul, del medico Marco Garatti, uno dei tre operatori dell'organizzazione italiana rilasciati in Afghanistan. «Probabilmente siamo stati fermati perchè siamo i responsabili del progetto» ha poi spiegato Garatti, in collegamento da Kabul con Fabio Fazio durante la trasmissione ?Che tempo che fa'. «Un Matteo era il coordinatore del programma a Kabul - ha detto Garatti -, l'altro Matteo era il responsabile della logistica, ci sono state le due Simome e adesso ci sono i due Mattei, e io sono il responsabile medico di Lashkar-gah. Suppongo che siamo stati fermati per questo motivo». «L'intenzione di tornare in Italia c'è - ha poi aggiunto Garatti - anche perchè siamo abbastanza provati da questi giorni, ma i dettagli del nostro ritorno li dobbiamo definire. Pensiamo di avere una piccola vacanza perchè il nostro lavoro qua è straordinariamente importante e quindi non possiamo stare via». Garatti alla domanda se aveva capito il perchè dell'arresto ha spiegato: «Se in Italia voi avete capito poco noi da qui non abbiamo capito nulla. Ci è stato detto delle armi trovate nell'ospedale e quindi noi come personale internazionale dovevamo essere coinvolti. Le indagini hanno poi provato che così non era, non so se le armi c'erano in ospedale o no e non mi interessa. Una delle cose che noi abbiamo detto all'ambasciatore italiano, che ringraziamo molto per quanto ha fatto, era che volevamo uscire ma senza condizioni, in modo chiaro in quello che noi abbiamo fatto e non solo noi, ma anche Emergency. Non è possibile che Emergency sia stata coinvolta in questa storia è un ospedale che cura le vittime di guerra». «Ora vogliamo riabbracciare Marco al più presto» ha commentato, da Brescia, il fratello Franco. Ad annunciare che Marco Garatti sarebbe stato liberato è stata una telefonata giunta a casa da parte del ministro di Franco Frattini. Il ministro degli esteri aveva già chiamato i familiari del medico nella mattinata raccomandando riservatezza. «Ci ha chiamato un conoscente - racconta Franco Garatti - e ci ha riferito d'aver sentito la notizia in televisione». Ma è stata la voce di Marco Garatti, che telefonava dall'ambasciata italiana a Kabul a trasformare la speranza in realtà. «Ha chiamato da noi e ho risposto io - racconta la moglie di Franco Garatti - ha detto: sono Marco, sto bene. Io per l'emozione sono andata un pò in crisi e gli ho passato il figlio. Ha detto che sta bene anche la sua compagna. E' incinta ed è impegnata in Emergency con lui». Marco Garatti poco dopo ha telefonato ai genitori e lì si trovava anche Franco. «Abbiamo parlato per circa un minuto - racconta - ci ha tranquillizzati e detto che tra due o tre giorni dovrebbe essere in Italia. Ora vogliamo solo rivederlo». E ringrazia il ministro, mentre il pensiero va a sua madre «che tra due giorni compie 89 anni, e al papà che in maggio ne compie 91. Lui ha problemi di salute, la mamma ha vissuto questi giorni pesantissimi con grande forza d'animo».
«Fallito il tentativo di screditarci» Gino Strada con la figlia Cecilia ringrazia Napolitano e il ministro Ma vuole chiarire la ?macchinazione' e tornare a lavorare nell'ospedale MILANO. Si sono abbracciati e hanno brindato. Così alla sede milanese di Emergency hanno festeggiato la liberazione di Matteo Pagani, Matteo Dell'Aira e Marco Garatti. Ma restano dubbi le domande su cosa sia successo. Strada ha parlato di una «aggressione all'ospedale», di una «trappola», di una «macchinazione». «Otto giorni fa - ha detto - c'è stata un'aggressione in Afghanistan e in qualche misura un'aggressione anche in Italia, con calunnie. Noi abbiamo lavorato senza sosta per far cadere la montatura che qualcuno ha messo in piedi. Non sappiamo chi ma qualcuno lo ha fatto». Il tentativo però «è fallito» ha aggiunto ripetendo che i tre italiani «sono vittime di una provocazione. Sono al 100% innocenti». Con ciascuno di loro ha parlato nel pomeriggio, ha raccontato che stanno bene, che ringraziano della mobilitazione. E anche il fondatore di Emergency ha voluto ringraziare chi è andato sabato alla manifestazione di Roma, tutti gli italiani che hanno dimostrato affetto, il ministero degli Esteri e la diplomazia italiana, l'inviato del segretario generale dell'Onu, gli afghani che hanno organizzato una manifestazione con diecimila persone e anche le autorità afghane «che hanno detto che l'associazione non c'entra». All'inviato dell'Onu, a Napolitano e a Frattini, Strada ha telefonato subito dopo la conferenza stampa organizzata in fretta e furia alla notizia del rilascio. E ha evitato note polemiche con il governo dicendo che non ci sono state «incomprensioni». Anzi, ha promesso che manderà una t-shirt di Emergency a Frattini. L'intenzione ora è di continuare a lavorare in Afghanistan.
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