| |
|
| |
Pescara, 24/04/2026
Visitatore n. 753.419
|
|
|
|
|
|
|
20/04/2010
Il Messaggero
|
MareMonti - Politica e affari, i misteri della strada che non c'è. Arrestato Strassil, tra gli indagati D'Alfonso e Toto, che replica: «Appalto regolare, siamo estranei ai fatti» |
|
PESCARA - Scoppia il bubbone della "Mare monti", la strada statale 81 mai realizzata e che nel 2008 la Forestale fece mettere sotto sequestro perché aveva invaso la Riserva naturale del Lago di Penne, e il Pm Gennaro Varone fa arrestare un noto ingegnere romano, Carlo Strassil, collegato ai vertici dell'Anas finiti nel mirino della magistratura toscana. Un'inchiesta dai risvolti imprevedibili, che coinvolge il G8 della Maddalena e la ricostruzione dell'Aquila, e che potrebbe sfociare in un nuovo terremoto. Indagati, al momento, altri dodici personaggi di primo piano fra cui spiccano gli imprenditori Carlo, Paolo e Alfonso Toto, oltre a Luciano D'Alfonso che, all'epoca dei fatti (2001/2008) era presidente della Provincia e poi sindaco. Gli altri indagati sono l'ex provveditore delle opere pubbliche della Toscana, Fabio De Sanctis, ancora in carcere nell'ambito dell'inchiesta sul G8, il commissario straordinario Valeria Olivieri, Michele Minenna e Roberto Lucietti dell'Anas, il direttore dei lavori Paolo Lalli, l'ingegnere Paolo Cuccioletta della Archingroup, l'ingegnere Fabrizio Raniero, e il geologo Angelo Di Ninni, che per la Provincia attestò la compatibilità ambientale dell'opera. Le accuse, a vario titolo contestate, sono corruzione, truffa, falso, peculato, abuso d'ufficio, violazione di vincoli paesaggistici. Una testi che la Toto spa, in una nota, contesta in radice affermando «aver agito correttamente. L'appalto ci fu affidato nel 2001 a seguito di gara d'appalto e i lavori sono stati in seguito sospesi per problematiche ambientali. I Toto sono certi che sarà riconosciuta la loro estraneità ai fatti». Un'inchiesta che in qualche modo segna una svolta e una novità rispetto alle consuete "mazzette" di vecchia memoria. «Svela una vicenda di criminalità economica davvero inquietante», scrive il Gip Luca De Ninis, per il quale «il nucleo centrale della condotta di corruzione non è stato correttamente individuato e sviluppato» dal Pm, e configura una «nuova e più "evoluta" forma di esercizio della corruzione». Il giudice parla senza mezzi termini della pubblica amministrazione come di una «testa di legno con la mera funzione di recepire i desiderata dell'impresa e distribuire danaro». Una attività che, nel caso in questione, si è «protratta per almeno dieci anni sotto il costante controllo dell'impresa senza che nessuno abbia mai tentato di recuperare dignità per la funzione pubblica». Un'attività «finalizzata ad arricchire sia l'impresa aggiudicataria dei lavori (la Toto; ndr) sia l'ampia platea di politici, funzionari, tecnici e consulenti». Una versione abruzzese del "sistema gelatinoso". Le carte dimostrerebbero che ha fatto tutto l'impresa Toto: redatto progetti nei suoi uffici con i suoi tecnici, che poi sarebbero stati fatti propri dai pubblici dipendenti che con semplici "copia-incolla" avrebbero richiesto e intascato parcelle da due milioni e mezzo di euro come nel caso di Strassil. Un'inchiesta favorita dalle dichiarazioni di una "Gola profonda", un ex sottoposto di D'Alfonso in Provincia, e che ha portato il Gip a firmare anche una serie di sequestri preventivi: due milioni di euro alla "Toto costruzioni spa"; un milione di euro alla "C.R.A. spa"; 171 mila euro a carico dell'Archingroup; 200 mila euro alla "R&L srl".
|
|
|
|
|