PESCARA. Teodoro rivuole subito il posto in giunta. Ieri mattina l'ex assessore, durante l'esame del Piano triennale delle opere pubbliche in consiglio, ha approfittato della presenza degli organi di informazione per lanciare un ultimatum al sindaco Albore Mascia e alla coalizione di centrodestra. Ultimatum che suona come una minaccia: «Se non ripristinano subito ciò che prevedeva l'accordo preelettorale, la Lista Teodoro non voterà il bilancio».
L'atto di forza rischia di bloccare il tentativo di riavvicinamento che il Pdl ha intenzione di mettere in atto per garantirsi i voti dei consiglieri della Lista Teodoro sul bilancio. La maggioranza teme di non avere i numeri per approvarlo: sono necessari almeno 21 consiglieri presenti, escluso il sindaco.
Ma ieri i rapporti tra Gianni Teodoro e il Popolo della libertà sono tornati improvvisamente a farsi tesi. E in serata la situazione è addirittura precipitata, quando il consigliere della lista civica Massimiliano Pignoli, dopo una violenta lite con Mascia, ha annunciato in aula, quasi al termine dell'esame degli emendamenti, che né lui e né il suo collega di partito Vincenzo Di Noi avrebbero votato il Piano triennale delle opere pubbliche, appendice del bilancio, in quanto il documento, preparato da Teodoro quando era assessore, sarebbe stato stravolto.
A questo si aggiunge che il Pdl non sembra intenzionato a ridare l'assessorato subito a Teodoro. Domenica scorsa il coordinatore cittadino del Pdl Andrea Pastore, in una dichiarazione al Centro ha fatto capire che un eventuale rimpasto della giunta, con l'ingresso di Teodoro o di un componente della sua lista, sarebbe previsto dopo il varo del bilancio. Ma l'ex assessore non vuole aspettare. Ha deciso di giocarsi subito la partita, perché sa che la maggioranza intende rafforzarsi prima di andare in aula a votare il documento contabile.
«Quello sul bilancio è un voto politico», ha fatto notare Teodoro, «quindi, se non viene ripristinato l'accordo preelettorale, la mia lista non voterà. Quell'accordo prevedeva il posto di assessore per me, la vice presidenza vicaria del consiglio per Pignoli e la presidenza di una commissione per Di Noi». «Il 5 gennaio scorso, quando sono stato estromesso dalla giunta lo avevo spiegato», ha aggiunto, «noi resteremo con la maggioranza, ma con una posizione critica, pronti a non votare i provvedimenti non in linea con il nostro programma elettorale».