PESCARA. Non ha il fisico appesantito del politico di professione (cene elettorali, pranzi di lavoro, incontri nei ristoranti, orari sballati), piuttosto ha la magrezza di chi segue diete bilanciate alternate a digiuni disintossicanti. Daniele Toto, deputato del Pdl, classe 1972, nato a Roma («per caso») ma abruzzese («di profonde radici») è un deputato sui generis: lontano dalla politica delle segreterie, delle sezioni e delle piazze, ha buone frequentazioni nel palazzo, a partire da quel Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, cui deve la candidatura alle politiche, anche se un ruolo l'ebbe anche lo zio Carlo Toto all'epoca presidente di AirOne, dunque decisivo nella trattativa Alitalia (in campagna elettorale Silvio Berlusconi lo chiamò accanto a sé sul palco a Chieti).
Imprenditore dei trasporti, amante dello stile british, inglese fluente imparato da ragazzino al St. Bartholomew Medical College di Londra, Toto è una bestia nera del Pdl abruzzese. Un bastian contrario più organico al partito confindustriale e imprenditoriale che all'azzurro popolo della libertà. Ne sa qualcosa l'ex coordinatore Andrea Pastore, che Toto voleva sostituire alla guida del partito regionale, appoggiato da un altro irregolare come Maurizio Scelli. Ma anche un celanese coriaceo come l'attuale coordinatore Filippo Piccone ha dovuto resistere ai suoi attacchi. E Gianni Chiodi, governatore e commissario alla sanità, si è visto dedicare due interrogazioni parlamentari avverse, quando le trattative tra Regione e cliniche private sui nuovi contratti sono arrivate ai ferri corti. La prima contro uno dei due subcommissari voluti da Chiodi, Giovanna Baraldi, che Toto ritiene incompatibile con l'incarico. La seconda contro la decisione della Regione di ritirare gli accreditamenti alle cliniche private in caso di mancato accordo sui nuovi contratti, e per chiedere al governo di imporre a Chiodi l'esecuzione delle sentenze del Tar favorevoli alle cliniche che protestano contro i tetti di spesa imposti dalla Regione. A chi gli dà del lobbista Toto risponde che lui è un lobbista delle regole, perché chiede che si rispettino le sentenze.
Nella lettera di replica all'editoriale del direttore del Centro Luigi Vicinanza (nel quale si parlava del «fuoco amico» indirizzato da Toto a Chiodi), il parlamentare scrive di non voler essere inserito nel «mazzo indistinto dei nessuno» che mettono il Valium al dramma di Villa Pini, comprendendo implicitamente tra quei «nessuno» Chiodi e l'assessore alla Sanità Lanfranco Venturoni.
Ma Toto trova Valium dappertutto, non solo nella sanità. Il 13 novembre 2008 presenta un'interrogazione al ministro Fitto chiedendogli di impugnare la legge che blocca il Centro oli di Ortona votata «inopinatamente» anche dai suoi. Dopo il terremoto chiede al ministero dell'Economia di obbligare le pubbliche amministrazioni «in tutte le sue articolazioni» ad assicurare gli immobili, prevedendo forme di penalizzazione a chi non provvedesse. Il 30 settembre 2009 chiede al governo di intervenire per verificare se ci sono errori nei lavori in corso all'aeroporto di Pescara, di cui tra l'altro «sarebbero a conoscenza la giunta regionale e l'assessorato ai Trasporti» (dunque Chiodi e l'assessore Giandonato Morra che fanno? si chiede Toto).
L'11 novembre 2009 se la prende ancora con il suo partito e chiede al ministro delle Finanze di verificare se Equitalia abbia effettivamente pignorato alcuni beni al nuovo difensore civico della Regione Abruzzo Giuliano Grossi, uomo di Forza Italia e di Pastore. Perché se ciò fosse vero «costituirebbe un grave vulnus all'immagine e alla credibilità, al decoro delle istituzioni». Il 24 febbraio scorso, alla vigilia della campagna elettorale per le comunali, chiede al ministero della Giustizia un'ispezione al tribunale civile di Chieti dove «si appalesano notevoli e gravi ritardi nell'emanazione di provvedimenti essenziali».
Il 3 marzo denuncia in una seconda interrogazione la «perniciosa situazione in cui versa il tribunale di Chieti» e insiste per una ispezione.
Nel Pdl alzano le spalle: «Che dire di un deputato che fa interrogazioni contro il proprio governo regionale?». D'altra parte Toto nelle sedi del Pdl abruzzese si mostra poco o nulla. Anche nell'ultimo direttivo regionale a Città Sant'Angelo non c'era («In queste cose di partito non si vede mai»). E alla fine non è un caso se le partite politiche finisca (prevalentamente) per perderle.