L'assessore all'Associazionismo «Deleghe cucite addosso a me Rimuovermi sarebbe un autogol»
PESCARA. «Il bilancio è lo spartiacque della discussione con la Lista Teodoro. La fiducia al bilancio, per me, rappresenta una nuova sottoscrizione al programma: se sarà condiviso aprirò il tavolo politico dopo un minuto, altrimenti qualcuno ne pagherà le conseguenze».
E' la visione del sindaco Luigi Albore Mascia che indica il bilancio e la sua approvazione come la linea di demarcazione tra la rinascita di un'intesa con la Lista Teodoro, in attesa di essere reinserita in giunta, o di un nuovo divorzio. E' dal 5 gennaio scorso, infatti, dopo l'estromissione di Gianni Teodoro, all'epoca assessore alla polizia, che la lista Teodoro aspetta di ritrovare il posto perduto, mettendosi di traverso in più occasioni e chiamata ora, con i suoi consiglieri Massimiliano Pignoli e Vincenzo Di Noi, a decidere se sposare o meno «la nuova sottoscrizione al programma». Pignoli e Di Noi hanno già ribadito che non voteranno il Piano triennale delle opere pubbliche preparato da Teodoro quando era assessore e adesso stravolto. Ma il Pdl frena e prima di prendere decisioni, vuole aspettare cosa accadrà nell'aula consiliare per poi decidere se ridare l'agognato posto in giunta a qualcuno indicato dalla Lista Teodoro - potrebbe essere anche una donna - oppure chiudere la porta.
Ieri pomeriggio, intanto, la diplomazia si è fermata: non ci sono state riunioni e si aspetta la ripresa del conisiglio di stamattina. Ma accanto al nuovo ingresso in giunta di un esponente della Lista Teodoro, l'altro punto interrogativo resta il nome di chi sarà sacrificato. Le voci più insistenti indicano l'assessore ai Lavori pubblici, Alfredo D'Ercole, successore di Teodoro proprio il 5 gennaio scorso, oppure l'assessore Carla Panzino che da otto mesi è alla guida dell'Associazionismo e che gode del forte appoggio del senatore e coordinatore cittadino del Pdl, Andrea Pastore. «Nessuno mi ha detto nulla», dice Panzino, «ho parlato anche al telefono con Pastore ma l'argomento non è stato toccato». Per sostituire Panzino si dovrebbe comunque cancellare quella norma dello statuto, difesa da maggioranza e opposizione, che obbliga il sindaco ad avere almeno tre donne assessori. «A parte la variazione dello statuto che non credo sia possibile», continua Panzino, «perdere il posto mi dispiacerebbe parecchio. Quelle che ho ricevuto sono deleghe cucite adosso a me. E' per la mia esperienza nelle associazioni e per la mia storia che sono stata chiamata dal senatore Pastore e inquadrata come una sorta di scelta tecnica di qualità. Se mi togliessero l'assessorato sarebbe un autogol. Ma se questa fosse la scelta politica, l'accetterei. Mi dispiacerebbe non poter raccogliere i frutti del mio lavoro che, comunque, andrei a proseguire da un'altra parte».