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Pescara, 24/04/2026
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Data: 21/04/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
D'Alfonso, il giallo delle date. Toto: no ai sequestri. Pronto il ricorso al tribunale del riesame. Un progetto nato nell'84 e morto nel 2009. Anas rescinde il contratto: cantiere chiuso

PESCARA - L'imperativo categorico dei protagonisti, come la famiglia Toto o l'ex presidente della Provincia ed ex sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, è togliersi al più presto da questo impaccio grave perché il sistema cui allude l'inchiesta del Pm Gennaro Varone, confortato dalle osservazioni riportate dal Gip Luca De Ninis nella sua ordinanza di custodia cautelare, parla in termini pesanti di un'evoluzione del sistema corruttivo che abbandona la vecchia "tangente" per approdare ad una «criminalità economica inquietante» dove il sistema annulla la pubblica amministrazione diventata soltanto una "testa di legno". Imbarazzanti le analogie con il "sistema gelatinoso" degli appalti del G8.
La famiglia Toto ha trasmesso agli organi di informazione un comunicato nel quale conferma di «aver operato correttamente e nel rispetto di leggi e regolamenti», sicura che la estraneità di Carlo, Paolo e Alfonso Toto verrà riconosciuta. E i legali Coppi e La Morgia sono al lavoro su quella montagna di documenti per valutare, nell'immediato, un eventuale ricorso al tribunale del riesame contro il provvedimento di sequestro dei due milioni di euro, ma anche per prendere in considerazioni altre soluzioni alternative come potrebbe essere quella di far sottoporre ad interrogatorio i Toto.
Il Pm si sarebbe detto disponibile ad ascoltare tutti anche se per lui le carte parlano di più. Quanto al presunto coinvolgimento diretto della Toto spa nella stesura delle carte che riguardavano il progetto, sembra sia derivato da una richiesta che venne avanzata dall'Anas, che con il consulente arrestato Carlo Strassil, nominato dal commissario straordinario, non avrebbe dovuto avere contatti.
Non va dimenticato che il Gip ha avuto sei mesi per soppesare il tutto e dunque non si può pretendere che la difesa, in ventiquattr'ore, possa avere il quadro della situazione. E non va dimenticato neppure che su questo appalto si sono espressi Tar e Consiglio di Stato sul ricorso presentato dalla ditta esclusa dall'appalto. Stesso discorso, anche se la sua è una posizione molto diversa, potrebbe valere per Luciano D'Alfonso, tirato per i capelli in questa inchiesta in qualità di presidente della Provincia. Ma il suo mandato terminò nel giugno '99 mentre i fatti contestati si riferiscono ad un periodo compreso tra il 2000 e il 2008 e quindi bisognerà capire come possa aver "diretto" le operazioni, al di là del riferimento a un ruolo di tutor politico degli interessi del gruppo Toto. Anche sulle dichiarazioni del teste chiave che lo accusa, il geometra della Provincia, lo stesso gip ha preso in un certo senso le distanze, sostenendo che le sue accuse sulla tangente che Toto avrebbe pagato per estromettere il concorrente nell'appalto non avrebbero valore probatorio. E' vero che D'Alfonso gli affidò l'incarico di fare una ricognizione topografica dei luoghi su richiesta dell'Anas (con la quale la Provincia aveva sottoscritto una convenzione), ma è anche vero che quest'ultimo avrebbe perso due cause con la Provincia perché voleva essere pagato come progettista. Insomma, l'inchiesta è troppo delicata visto anche il coinvolgimento di personaggi invischiati nel caso G8 della Maddalena, per essere liquidata in maniera sbrigativa. E soprattutto perché l'indagine non è conclusa.

Un progetto nato nell'84 e morto nel 2009. Anas rescinde il contratto: cantiere chiuso

PENNE - Arriva nel febbraio 2009 il colpo di grazia alle speranze di costruire una strada progettata dalla Comunità Vestina nel 1984. Dopo un esposto di Fernando Di Fabrizio, direttore dell'oasi regionale del lago, e del Wwf, la Forestale mette i sigilli al cantiere della strada "mare-monti", aperto nell'ottobre 2007 con sei anni e mezzo di ritardo. Le ruspe dell'impresa appaltatrice Toto Costruzioni, avevano "invaso" per 1300 metri la fascia di rispetto della riserva seguendo una variante al progetto su cui, secondo gli investigatori, è falsamente riportato che la strada non interferisce con l'area protetta. Il comitato di gestione della riserva, presieduto di diritto dal sindaco di Penne, non risulta essere stato interpellato. La Regione aveva dato parere favorevole.
E' l'ultimo atto di una procedura che parte nel dicembre ?98 quando la Provincia, guidata da Luciano D'Alfonso con il pennese Rocco Petrucci assessore ai lavori pubblici, e l'Anas, si accordano per creare un'arteria che colleghi contrada Blanzano di Penne a Passo Cordone di Loreto, meno di 10 km: l'importo finanziato dall'Anas è di 47 miliardi di lire. In realtà l'intervento abortito due anni fa è solo un primissimo acconto. E' tutto interno a Penne e collega Colle Formica a contrada Campetto per 2 km al costo di 18 milioni di euro: due viadotti di 512 e 229 metri, una galleria di 80 metri ed un cavalcavia.
Era stata Valeria Olivieri, dirigente del ministero, che il governo nomina il 9 febbraio 2006 commissaria straordinaria per i lavori, a scegliere consulente l'ingegnere Carlo Strassil, il quale aveva rielaborato e suddiviso in due lotti il nuovo progetto, affidando di nuovo a Toto le opere. Siamo nel settembre 2007. Quando esplode il caso dell'invasione della riserva, l'Anas precisa di aver sospeso il cantiere e si giustifica: "La conferenza dei servizi e i rilievi svolti dal progettista esterno non segnalavano che l'opera interessasse l'area protetta". L'impresa Toto intanto ha di recente smantellato il cantiere. L'Anas ha rescisso il contratto. "E' un silenzio rifiuto previsto dal piano di assetto, la riserva è stata interpellata solo dopo il sequestro del cantiere", spiega il sindaco Donato Di Marcoberardino.


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