In risposta ad una interrogazione parlamentare presentata da Giovanni Lolli la conferma che non ci sarà più l'esenzione per i cittadini residenti nel cratere.
Gli auqilani che sono ancora pendolari dalla costa torneranno a pagare il pedaggio autostradale. Non ci sono tracce di ulteriori proroghe per le persone residenti nel cratere, anche in considerazione del fatto che la maggioranza degli aquilani ormai è tornata nel capoluogo. La notizia, ancora non ufficiale arrima dal parlamentare del Pd Giovanni Lolli che aveva presentato alla Camera una interrogazione sulla mancata proroga dell'esenzione del pagamento autostradale per i terremotati aquilani. In risposta è stata annunciata ufficialmente l'intenzione di non prorogare tale esenzione. Giovanni Lolli ha quindi affermato di non poter «non sottolineare quanto l'ultima breve proroga prevista fino al 31 marzo sia stata concessa a ridosso delle elezioni provinciali superate le quali, evidentemente, per il Governo è venuto meno l'interesse a venire incontro alle esigenze di circa 6000 cittadini sfollati sulla costa. La gran parte di questi cittadini è proprietaria di una casa distrutta dal terremoto ed ha, quindi, diritto ad un alloggio che non gli è stato concesso per il grave errore della Protezione Civile che ha predisposto un numero inferiore di case in relazione agli aventi diritto». Secondo Lolli la decisione andrebbe a penalizzare migliaia di cittadini che quotidianamente percorrono l'A24 verso il capoluogo abruzzese. «Ogni giorno migliaia di cittadini terremotati - ha proseguito Lolli - devono tornare a proprie spese verso L'Aquila con le loro auto. Questa condizione in cui i terremotati aquilani sono costretti da errori della Protezione Civile è tenuta in così scarsa considerazione dal Governo che non vuole fare nemmeno lo sforzo di evitargli questa ulteriore spesa». Dal 5 aprile dello scorso anno il Governo si era fatto carico del costo del pedaggio. Adesso si torna a pagare, e si pagano tariffe che sono ancora all'attenzione del Consiglio di Stato dopo il ricorso presentato da istituzioni teramane su aumenti giudicati illegittimi.