Treni e bus viaggeranno regolarmente domani, anche a Pescara. Perché, nel caos che ancora avvolge i cieli, almeno il trasporto su gomma e rotaie non può non funzionare. Così, Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl, Orsa, Faisa Cisal e Fast ferrovie hanno rinviato lo sciopero nazionale che per 24 ore avrebbe paralizzato tutt'Italia. La protesta per il nuovo contratto collettivo della mobilità, atteso da oltre 15 mesi dai lavoratori ferroviari e del trasporto pubblico locale, slitta al 28 maggio. L'aeroporto d'Abruzzo del resto è lo specchio dei disagi che continuano a colpire la mobilità europea: cancellati a Pescara, pure ieri, i voli per e da Francoforte, Londra, Milano Orio; hanno ripreso quota le tratte di Cagliari e Linate.
Ma queste sono ore di fuoco anche per il trasporto local: a Pescara è atteso per oggi un incontro in Prefettura tra vertici Gtm e segretari regionali e provinciali della Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. Sicurezza, viabilità, indennità per il personale di guida: sono alcuni dei temi che i sindacati portano sul tavolo del Prefetto, visto il raffreddamento delle trattative con l'azienda. I lavoratori insistono sulle spine del traffico e di una viabilità che costringe allo slalom i bus, allungando stress, tempi di percorrenza e rischi: a Pescara sono appena 3 i chilometri di corsie preferenziali, poco visibili, non protette e occupate dalle auto private. E, nel caso di incidenti in fase di sorpasso di vetture in sosta sulle corsie preferenziali, la responsabilità finirebbe per ricadere sugli autisti. I sindacati hanno elaborato un reportage fotografico sulle criticità della viabilità cittadina, peraltro già documentate da un'inchiesta de Il Messaggero. Il loro appello di pronto intervento sarà all'amministrazione comunale; alla Gtm quale attore forte verso Comune e Regione; oltre che al Prefetto. Una delle proposte potrebbe essere l'installazione di telecamere come deterrente per gli automobilisti indisciplinati. Altro nodo caldo è la sicurezza, ovvero protezione dei posti di guida e telefoni aziendali per le richieste di soccorso.
Il fronte del lavoro è in movimento anche all'Inps: davanti la sede di Pescara in via Paolucci, un centinaio di lavoratori hanno protestato, ieri, contro la riorganizzazione dell'assetto aziendale con un sit-in e un'assemblea a cui hanno partecipato anche i dipendenti di Chieti, Teramo, L'Aquila, Avezzano, coinvolti nella sperimentazione che riguarda altre 19 sedi in Italia. Il progetto di modifica dell'assetto organizzativo (a Pescara partito il 15 febbraio) prevede la chiusura di varie sedi territoriali o il loro ridimensionamento; per il futuro il rischio più grosso sarebbe quello di un'esternalizzazione dei servizi. «Avere più soggetti che offrono servizi - ha detto il delegato sindacale della confederazione unitaria di base Mario Iodice - non significa automaticamente avere più servizi e che, soprattutto, restino gratuiti. E' in atto una sorta di privatizzazione dell'Inps». Il piano di riorganizzazione è stato elaborato ovvero affidato a una società privata, la Kpmg. «Contestiamo una riorganizzazione attuata sulla base di un progetto appaltato all'esterno - dice Iodice - ed evidenziamo il pericolo di un ridimensionamento di ruolo e funzioni dell'Inps che finora ha rappresentato il pilastro del Welfare». L'operazione di riordino costerebbe oltre 17milioni di euro. «Potrebbero essere sottratte all'Inps -conclude Iodice- competenze importanti come cassa integrazione, disoccupazione e indennità di mobilità per affidarle ai privati».