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Pescara, 24/04/2026
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Data: 22/04/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
No all'arbitrato per i licenziamenti. La clausola compromissoria non potrà riguardare le controversie di lavoro

Via libera in Commissione alla Camera. Cazzola: accolti i rilievi di Napolitano. Governo battuto sull'emendamento amianto

ROMA L'arbitrato non potrà riguardare le controversie relative i licenziamenti. Così come, nella sostanza, aveva chiesto venti giorni fa il Capo dello Stato e come, nella forma, si erano impegnati a pretendere con un atto scritto tutte le organizzazioni datoriali e quelle sindacali. La Cgil non aveva firmato l'avviso comune semplicemente perché aveva già bocciato su tutta la linea il disegno di legge Lavoro portato all'attenzione del Parlamento.
Comunque ieri - peraltro era una soluzione ampiamente prevista - la Commissione Lavoro della Camera ha approvato l'emendamento al ddl presentato dal relatore, Giuliano Cazzola (Pdl), che prevede come la clausola compromissoria non possa essere utilizzata, attraverso l'istituto dell'arbitrato, per i licenziamenti. Poco prima la stessa Commissione aveva bocciato l'emendamento presentato dal governo sull'amianto nelle navi di Stato. Respinta la proposta di modifica che - parole di Cazzola - «provava ad escludere la responsabilità penale lasciando solo quella civile degli ammiragli e assicurava il risarcimento per i lavoratori».
La tanto contestata "clausola compromissoria" sull'arbitrato potrà «essere pattuita e sottoscritta concluso il periodo di prova, ove previsto, ovvero trascorsi trenta giorni dalla stipulazione del contratto di lavoro in tutti gli altri casi», compresi i contratti a tempo determinato. L'emendamento all'articolo 31 - quello, insieme ad altri quattro, riguardante l'arbitrato - inserisce anche la possibilità per le parti di farsi assistere nella certificazione, davanti a una commissione, da un legale di fiducia o da un rappresentante dell'organizzazione professionale o sindacale. Ancora, l'emendamento passato in Commissione attenua, allungando i tempi, il possibile "potere sostitutivo" del ministro del Lavoro, che in mancanza di un accordo (entro un anno) per la definizione delle clausole compromissorie sull'arbitrato, era tenuto a convocare le parti e a intervenire in via sperimentale con un proprio decreto.
La Commissione Lavoro, martedì prossimo una volta acquisito il parere delle altre Commissioni, darà mandato al relatore di riferire in aula. Il giorno successivo il provvedimento sbarcherà dinanzi all'assemblea di Montecitorio. Passaggio successivo in Senato. Soddisfatto Cazzola: «Abbiamo fatto un buon lavoro che sgombra il campo dalle polemiche che c'erano state». Ovvio il riferimento all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. «La maggioranza - ha aggiunto il relatore del ddl - ha recepito il senso delle osservazioni del presidente della Repubblica. Peraltro l'opposizione ha dimostrato un alto senso di responsabilità nell'accelerare i lavori e rinviare il dibattito in aula». Netto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: «Il governo condivide le modifiche apportato sull'arbitrato e che corrispondono alla volontà condivisa delle parti sociali». Secondo Enrico Letta (Pd) «sono state messe risorse su marchette elettorali e non sulle esigenze concrete dei lavoratori». Critica anche la Cgil. «Gli emendamenti - ha sottolineato il segretario confederale, Fulvio Fammoni - sono anche il frutto dell'iniziativa del sindacato, ma non bastano a mutare il senso di una legge sbagliata che continua a mantenere punti evidenti di incostituzionalità. La nostra mobilitazione prosegue e si rafforza».

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