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Pescara, 15/05/2026
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Data: 18/09/2006
Testata giornalistica: Il Centro
«La Regione ha oltre 2 miliardi di debiti». Gli obiettivi dell'assessore D'Amico fermare il deficit per evitare nuove tasse

L'AQUILA. A Giovanni D'Amico è toccato un ruolo ingrato. Lui è l'assessore della giunta del presidente Ottaviano Del Turco, che deve rimettere sui binari il bilancio della Regione. Un compito non facile. Perché il treno dei conti pubblici abruzzesi è deragliato di brutto. Lo stock del debito accumulato negli ultimi quindici anni supera i due miliardi di euro. Tradotto in lire, una montagna da 4mila miliardi. Due terzi dei quali fatti in appena cinque anni, la legislatura 2000-2005. Quella della spesa sanitaria andata fuori controllo. Coi cinque assessori avvicendati sulla poltrona della sanità e tre su quella del bilancio.
Il disastro dei conti pubblici abruzzesi non sembra essere però patrimonio dei consiglieri regionali. La gran parte dei quali continua ad aumentarsi lo stipendio, o a assegnare denaro pubblico a pioggia, come se nulla fosse. Mentre ci si aspetterebbe dagli uomini che seggono sui banchi dell'Emiciclo un segnale di sobrietà e quindi di consapevolezza del momento che vive l'Abruzzo. Con le sue crisi aziendali a cui si alternano segnali di ripresa industriale. Ma questa è un'altra storia.
Assessore possiamo permetterci di distribuire denaro a pioggia come è accaduto in queste settimane con gli allegati alla Finanziaria?
«Non dovremmo in ogni caso utilizzare senza una programmazione risorse pubbliche. Però posso dire che questa per noi sarà davvero l'ultima volta che assegneremo risorse in questo modo».
Ci sarà davvero un segnale concreto di rottura col passato?
«In verità già c'è stato. Con la manovra finanziaria abbiamo imboccato la via del risanamento dei conti, fino al punto che anche le contestate risorse assegnate con la legge regionale 49/99 hanno una copertura finanziaria. Insomma non accadrà, come è successo in un recente passato, che la Regione assegna risorse che in realtà non ha».
Denaro a pioggia con copertura?
«Se la vuole mettere così».
Passiamo al bilancio. Alle cifre. A conti fatti la Regione quanti debiti ha?
«Il bilancio consuntivo per il 2005, in via di predisposizione, fissa la dimensione complessiva dell'indebitamento regionale pari a 952 milioni (mln) di euro rappresentato da obbligazioni e circa 300 mln di euro rappresentato dal disavanzo di amministrazione, al quale occorrerà fare fronte nei prossimi anni. A questo si aggiunge il debito del sistema sanitario regionale per 962 mln di euro (di cui 682 mln già cartolarizzati con una rata annuale, che sottrae risorse alla quota di fondo sanitario, pari a circa 56 mln). Dunque, un debito complessivo a cui occorre far fronte pari a 2 miliardi e 214 milioni di euro (4.400 miliardi delle vecchie lire)».
Questa montagna come e quando si è generata?
«A consuntivo 2000, corrispondente anno di transizione nel governo regionale, il debito rappresentato da obbligazioni era di 181 mln di euro, il disavanzo di amministrazione pari a 202 mln di euro ai quali cui si aggiungevano 173 mln di euro del sistema sanitario. Dunque, un debito complessivo, al 31 dicembre 2000, pari a 556 milioni di euro (1.100 miliardi delle vecchie lire). Nel quinquennio 2001-2005 l'Abruzzo registra dunque un maggiore indebitamento per 1 miliardo e 658 mln di euro».
Questo aumento del debito pubblico regionale quali effetti ha avuto sul sistema economico regionale?
«Il maggior indebitamento del sistema Regione in Abruzzo non pare avere generato politiche di sviluppo se è vero che l'indice PIL nei cinque anni è stato il seguente 2001 +1,8%; 2002 +0,1%; 2003 -0,1%; 2004 +0,7%; 2005 (provvisorio) +2,1%.
Il 2005 è già nell'alveo della transizione nel Governo Regionale e potrà essere valutato coerentemente sulla base degli indicatori successivi a partire dal 2006».
Voi finora cosa avete fatto per cambiare rotta?
«Nel corso dell'ultimo anno il Governo Regionale ha impostato una politica di maggior rigore nel controllo delle dinamiche di spesa e degli obiettivi selettivi correlati alla funzione del debito. In prima istanza si è avviata una profonda correzione istituzionale chiedendo che la Giunta ed il Consiglio Regionale si facessero soggetti attivi di un'azione di rigore con relativo vincolo finanziario, che possano ricostituire la base di nuove politiche di investimento orientate allo sviluppo. Il risultato mi pare soddisfacente».
Voi avete fatto una manovra correttiva delle legge Finanziaria 2005, impostata dal governo di centrodestra. Perché?
«La manovra finanziaria per il 2005 (Legge regionale 33/2005) che ha corretto profondamente una Legge Finanziaria per l'anno 2005 che, risentendo della fase elettorale, aveva esposto la Regione ad un ulteriore indebitamento privo di riferimenti programmatici coerenti».
Mentre con la vostra Finanziaria 2006 su cosa avete puntato?
«Prima di tutto ad approvare per tempo entro la Legge Finanziaria (Legge regionale. 47/2006), dopo cinque anni consecutivi di ritardi e quindi di esercizi provvisori. Lo abbiamo fatto grazie alla grande competenza e coerenza della maggioranza. E speriamo in questo modo di aver fornito, garantendo la puntualità, un adeguato stimolo all'economia regionale ove si consideri che, al 30 giugno, risulta impegnato il 53% delle risorse in essa stanziate. Negli anni precedenti, alla stessa data, la Legge era appena efficace e di rado le Direzioni della Regione avevano ricevuto l'assegnazione delle risorse».
Ma è stata anche una manovra fatta di tagli?
«La Legge Finanziaria per il 2006 ha sofferto una riduzione grave di risorse di parte corrente per tutti i settori, avendo trasferito circa 140 mln di euro al sistema sanitario a parziale copertura del maggior riparto deliberato dal Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) per il servizio sanitario abruzzese elevando lo stanziamento per il Servizio Sanitario Regionale a 1 miliardo e 830 milioni. Pur in condizione di seria difficoltà la Giunta e la maggioranza in Consiglio Regionale, nell'approvare la Legge, hanno saputo comprendere la necessità di creare un nuovo modello di gestione entro i limiti delle risorse di bilancio, nel principio di un maggior rigore da cui generare nuove risorse per gli investimenti. Si è trattato di un passaggio istituzionale importante che ha permesso di superare le oggettive difficoltà attraverso un dialogo trasparente con le istanze sociali della nostra Regione. Tale impostazione ha trovato conferma nell'approvazione della manovra finanziaria di assestamento per l'anno in corso, che ha consentito di ricostituire parzialmente le voci di spesa che avevano subito riduzione forte in sede di previsione».
L'opposizione sostiene che anche le vostre cifre sono virtuali, almeno per una parte prive di copertura. Lei che risponde?
«La manovra, al contrario di quanto erroneamente hanno sostenuto le opposizioni, nasce dalla reale disponibilità di nuove risorse per 80 mln di euro in parte corrente che consentono ulteriori investimenti per 26,5 mln di euro mediante ricorso al debito per un importo complessivo a conclusione dell'iter consiliare, di 106,5 milioni di euro. Le maggiori risorse derivano dalle intese Stato-Regioni attuative dell'accordo tra i Presidenti delle Regioni nel Luglio 2005 a Reggio Calabria sul riparto della compartecipazione all'Iva relative agli anni 2002-2005.
E' da notare che soltanto in seguito alla tornata elettorale del 2005 è stato possibile raggiungere l'accordo per il quale si trattava senza esito da tempo, restituendo alla Regione Abruzzo la maggiore risorsa».
Se da una parte la giunta Del Turco lancia segnali che hanno come obiettivo il risanamento dei conti, la sensazione è che il consiglio regionale sia sintonizzato su altri canali. Vecchi canali. Quelli del denaro pubblico facile.
«Nell'approvare la Legge di manovra (L.R. 29/2006) il Consiglio ha esercitato ampiamente le proprie prerogative legislative, ma con grande coerenza e rispetto per l'equilibrio di riferimento del bilancio regionale nel 2006. Le stesse opposizioni hanno dato un contributo significativo al raggiungimento di tale obiettivo, del quale riconosco il merito. Esso determina un rispetto dei vincoli istituzionali di grande valore per il futuro della nostra Regione».
Per la situazione dei conti sanitari, gli abruzzesi hanno rischiato un aumento delle imposte. E' un rischio scongiurato del tutto?
«Avendo definito con il Governo nazionale il quadro di risanamento del sistema sanitario regionale, io credo si possano affrontare le scadenze autunnali con maggiore stabilità di prospettiva, pur in presenza di un quadro normativo in rapida evoluzione che, indubbiamente, influirà sulle capacità previsionali delle risorse realmente disponibili e iscrivibili nel bilancio per gli anni a seguire. L'assestamento delle addizionali regionali sulle aliquote fiscali, generato dalla Legge Finanziaria dello Stato per il 2006, costituiscono il punto di approdo che può consentire l'attuazione dell'art. 119 della Costituzione sul federalismo fiscale in ragione di politiche di crescita orientate alla qualità ed all'innovazione del contesto sociale ed economico dell'Abruzzo. Per raggiungere tale obiettivo risulta essenziale che l'esperienza dell'ultimo anno sia rafforzata, nell'autonomia democratica dei rispettivi ruoli, con il contributo di tutte le componenti politiche e di tutte le funzioni istituzionali della Regione Abruzzo».
Il prossimo banco di prova su questa strada che punta a rimetter in ordine in conti regionali quale sarà?
«Verrà dall'approvazione del Documento di Programmazione Regionale che dovrà contenere obiettivi concreti e ben definiti, di alto valore programmatico e di forte rilevanza sociale, che siano ampiamente condivisi dal Consiglio Regionale. Esso dovrà consentire di strutturare con rapida efficacia un bilancio fortemente orientato a politiche di riferimento per la qualità e lo sviluppo della nostra Regione».
Lei con quale spirito l'affronta?
«Con ottimismo».

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