Dal primo gennaio al 10 aprile, nonostante l'istituzione di una maxi zona a traffico limitato si è già superato il limite di sforamenti annui di Pm10 in quattro centraline Arpac su nove. E se nel capoluogo campano tira una brutta aria, non mancano i problemi di respirabilità nelle altre aree del Mezzogiorno, vuoi per il traffico automobilistico, vuoi per la presenza di importanti scali marittimi. Ciò che sta accadendo a Napoli ha comunque davvero del clamoroso. Sotto accusa le cosiddette polveri sottili, l'inquinante più temuto degli ultimi dieci anni: la legge impone che il valore giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo non venga superato per più di 35 volte in un anno. Ebbene la centralina Arpac delle Ferrovie dello Stato, quella che da sempre registra il record cittadino di emissioni, è già a quota 55 giorni di sforamento, quella del Museo Nazionale e quella dell'Itis San Giovanni a 38 giorni, mentre quella dell'Ospedale Nuovo Pellegrini è a 37 giorni. Prossime al superamento della soglia anche le centraline dell'Ospedale Santobono e del Primo Policlinico, entrambe a quota 34 giorni di sforamento. Le cifre record della metropoli partenopea hanno portato a due tipi di conseguenze: il comune di Napoli, per non rischiare, ha esteso i limiti della zona a traffico limitato che riguarda il centro cittadino, ma in giunta c'è stato anche chi ha messo in discussione il posizionamento delle stazioni Arpac e di conseguenza l'attendibilità dei dati da esse forniti. Situazione di allerta anche a Palermo, la città siciliana che più risente della concentrazione di polveri sottili: qui nei primi tre mesi dell'anno le centraline Giulio Cesare e Di Blasi hanno registrato rispettivamente 13 e dieci giorni di sforamento. «Pesa il traffico - dice Sergio Marino, direttore dell'Arpa isolana -, ma stiamo cercando di capire quanto incidano le sabbie sahariane e la presenza di un grande porto. Difficile accertarlo: le centraline andrebbero un po' tutte riviste, perché collocate prima dell'ultima direttiva europea (2008/50) che vieta le posizioni in cui situazioni contingenti facciano salire di molto i livelli». Calabria e Basilicata non hanno gravissimi problemi: le province di Reggio Calabria e Matera sono quelle che, secondo le Arpa regionali, nel 2009 hanno registrato i minori sforamenti sulle Pm10. In Puglia, invece, la questione delle polveri sottili assume sfumature molto particolari. La centralina che dall'inizio dell'anno all'11 aprile ha registrato il più alto numero di sforamenti di Pm10 (ben 36, uno in più del limite annuale imposto dalla legge) è quella del comune di Torchiarolo, in provincia di Brindisi. In seconda posizione si colloca la centralina cittadina di Savoia a Bari, staccatissima a quota 14 superamenti. La cosa curiosa è che il primato di Torchiarolo non è riconducibile alla vicinanza con la mega-centrale Enel di Cerano: «Abbiamo campionato gli inquinanti - spiega il dg dell'Arpa pugliese, Giorgio Assennato - fino a capire che sono prodotti dai camini a legno, qui molto diffusi e per niente regolamentati. Bene sarebbe farlo, con sanzioni ai proprietari, come in Lombardia». Come dire: non di solo traffico soffre l'aria di città e province del Mezzogiorno.