Gli italiani si muovono di più, i tragitti si allungano e i tempi per percorrerli si dilatano. E mentre aumenta il numero degli spostamenti la loro qualità cambia: lavoro e studio incidono di meno e lasciano il posto alla cura di sé, della famiglia e della casa. I viaggi perdono in sistematicità e regolarità e diventano più erratici e occasionali. Ma la dominatrice assoluta resta ancora e sempre lei, immutabile e insostituibile: l'automobile. Anzi, il decennio che si è appena chiuso le lascia in eredità un nuovo primato: non solo è la numero uno del mercato ma, nonostante i proclami politici e i soldi spesi in politiche per la mobilità sostenibile, la sua penetrazione cresce e si consolida, inarrestabile. A fare il punto sulla mobilità degli italiani e sui cambia1menti intervenuti nei primi dieci anni del terzo millennio è l'Osservatorio Audimob dell'Isfort, che proprio nel 2010 festeggia il decennale. Occasione per fare un bilancio sull'evoluzione dei modelli di consumo di mobilità. «Dal monitoraggio degli indicatori della domanda, che conduciamo attraverso interviste dirette a un campione selezionato - spiega Carlo Carminucci, direttore della ricerca di Isfort - emergono alcune linee di tendenza molto nette. Almeno fino a tutto il 2008 e nonostante la crisi. In aumento spostamenti e soprattutto passeggeri/chilometri, che lievitano di quasi il 30%, in particolare dal 2005 in avanti». Il 2009 anno di svolta? Nel 2009, invece, compaiono significativi segni meno: gli spostamento calano del 2,3% e i passeggeri/km dell'8%. «Mutano anche gli altri indicatori - continua Carminucci - e per la prima volta nel decennio gli spostamenti si accorciano. C'è una forte frenata, soprattutto nel primo semestre: ancora non è chiaro se siamo a una vera inversione del ciclo o se si tratta semplicemente di un anno di transizione, dovuto al prolungarsi degli effetti della crisi economica. Sembra quasi che gli italiani, come per altri consumi, nel 2008 abbiano tentato di non arretrare, continuando a muoversi, anche a vuoto, piuttosto che rinchiudersi dentro casa, ma siano poi stati costretti a mutare abitudini l'anno seguente. Cosa è cambiato dal 2000. La distanza media degli spostamenti sale da 9,6 a 11,4 chilometri (+18,8%) mentre i tempi di percorrenza passano da 19 a 21 minuti (+10,5%). Gli spostamenti di prossimità (fino a 2 km) cedono il 6,6% e pesano oggi per il 31,1% (si veda la tabella a fianco, ndr), stabile il corto raggio fra 2 e 10 km (42,2%), in forte aumento il medio raggio (+6%) e in crescita anche i percorsi sopra i 50 chilometri (+0,7). Cambiano le motivazioni: lavoro e studio scendono (rispettivamente dal 34,6% al 31,2% e dal 5,1% al 4,8%), insieme al tempo libero (dal 34% al 32,9%) mentre la gestione familiare sale di quasi 5 punti. Anche la frequenza evolve: cedono gli spostamenti sistematici e regolari a favore di occasionali e molto rari. «Tutto questo indica che gli stih' di vita degli italiani sottolinea Carminucci - stanno cambiando. Ci si sposta di più per sé e per la famiglia: fare la spesa, andare in banca e alla Asl, pagare le bollette, portare i figli a scuola e in palestra, accudire i genitori anziani». L'auto consolida il primato. Oltre a certificare che l'automobile domina il mercato, l'Osservatorio Audimob mostra anche un «progressivo consolidamento del monopolio delle quattro ruote negli ultimi 10 anni». Nel 2000 copriva il 59,3% di tutti gli spostamenti (50,5% come conducente e 8,8% come passeggero) mentre nel 2009 è salita al 64,3% e se si considerano i chilometri percorsi si arriva a sfiorare il 75%. Quindi, il coefficiente di riempimento delle vetture si è abbassato. Piedi e bicicletta perdono terreno. Il rafforzamento dell'auto ha eroso spazi a tutte le altre modalità. I più penalizzati sono stati i tragitti a piedi: nel 2000 assorbivano il 21,4 degli spostamenti, percentuale che si è ridotta fino al 17,3%. In calo anche la bicicletta, dal 3,8 al 3,7%, e moto e ciclomotori, dal 5,4% al 4,3%. In diminuzione tutte le modalità collettive pubbliche: bus, tram, metropolitana, pullman e treno. -