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Pescara, 22/04/2026
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23/04/2010
Il Messaggero
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Appalti e assunzioni, ecco la "cupola vestina". Penne: in cinque ai domiciliari, 23 indagati. Comune e Comunità montana le centrali degli affari. Penne sotto shock: «Sono sereno», dice il primo cittadino |
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Cinque persone agli arresti domiciliari, 30 indagati in tutto. L'operazione "Vestina" dei carabinieri di Penne, ha sollevato il velo su episodi di corruzione di amministratori comunali di Penne e della Comunità montana Vestina, grande centro di potere dell'area. In manette il sindaco di Farindola Antonio De Vico, ex Pd ora segretario provinciale Udc, presidente della Comunità montana, l'ex assessore comunale di Penne ed oggi consigliere comunale Alberto Giancaterino, l'ex assessore alle politiche sociali dello stesso Comune Femio Di Norscia, l'ex assessore provinciale Rocco Petrucci (già incappato nell'inchiesta sulla Lungofino), titolare di uno studio di ingegneria, e l'imprenditore Daniele Mazzetti, amministratore della Cooperativa Agorà per i servizi sociali. Fra gli indagati il sindaco di Penne, Donato Di Marcoberardino, altri esponenti politici della città vestina, dirigenti comunali, impiegati e persino sei partecipanti a un concorso pubblico. Le accuse, a vario titolo, sono corruzione, concussione, peculato, abuso d'ufficio, millantato credito, falso, estorsione, truffa. Un'inchiesta che ha anche collegamenti con l'ultimo scandalo della Mare-monti e con il delicato caso della Ecoemme di Montesilvano. Nell'ordinanza, il Gip Maria Michela Di Fine, che ha rigettato le richieste di arresto di altri tre personaggi (Raffaele Silvi, Arturo Brindisi e Franco Mezzanotte) così sintetizza la complessa indagine del Pm Gennaro Varone: «Un sistema di illegalità nell'area vestina attraverso l'amministrazione comunale di Penne e la gestione dei servizi sociali facenti capo alla Comunità montana Vestina, volto a garantire agli indagati con incarichi elettivi, visibilità pubblica, piegando le occasioni dei rapporti con i soggetti privati imprenditori a fini propri sia in termini di consenso elettorale che in termini di vantaggi personali economici». Un Comune importante come Penne e una Comunità Montana ridotti a succursali di segreterie di partito dove la regola era il tornaconto personale attraverso gestione di assunzioni anche in cambio di soldi. Dalle indagini sarebbero emersi, documentalmente secondo i carabinieri, passaggi di soldi da imprenditori a De Vico, al sindaco di Penne e ad alcuni assessori. La lunga mano dei politici arrivava su tutto. Dalle concessioni edilizie e dai favori nel settore urbanistico, al business dell'immondizia, dalle assunzioni clientelari ai finanziamenti al Penne calcio, dalla questione della cooperativa Agorà all'assenteismo dell'assessore-infermiere Di Norscia, alle estorsioni nei confronti della segretaria della Comunità vestina e al millantato credito di De Vico. In cambio di un interessamento per un accordo di programma, si sarebbe fatto promettere da un imprenditore 50 mila euro per l'acquisto di quote della costituenda Banca Vestina. E persino il "mercato" degli scrutatori, fino all'assunzione pilotata di sei persone al Comune di Penne. Al centro delle questioni urbanistiche la coppia Petrucci-Giancaterino (quest'ultimo, assessore comunale, socio di fatto di Petrucci). Chi voleva ottenere risultati sicuri non poteva non passare dallo studio Petrucci che emetteva poi fatture gonfiate per dividere la torta con Giancaterino. Il costruttore Pierdomenico viene definito dal gip il "maggiore azionista" dello studio Petrucci. Le indagini hanno «evidenziato un chiaro disegno corruttivo - scrive il Gip - assicurando alle pratiche dello studio Petrucci un canale privilegiato, trasformando l'ufficio pubblico quale appendice affaristica dell'attività privata svolta unitamente al Petrucci». Penne sotto shock: «Sono sereno», dice il primo cittadino
PENNE - Un uno-due spaventoso. Da una cricca all'altra, dallo scandalo della "mare-monti" dorata e fantasma alla cupola sulla gestione della cosa pubblica. Sono giorni di fango per i pennesi sotto shock dall'alba di ieri per gli arresti di personaggi molto noti e per la descrizione di una banda così agguerrita. Persino un morto risulta indagato fra i trentuno di un'inchiesta di cui comunque le cronache si occuparono l'anno scorso: è Domenico Modesto, titolare della Sam Bus, che gestiva il trasporto scolastico pennese. E' deceduto a causa di un incidente stradale nel dicembre scorso. Il Comune a gennaio ha rescisso il contratto con la sua ditta. Ma è davvero un ciclone giudiziario quello che investe amministratori, funzionari ed impiegati comunali, imprenditori di Penne e dell'area vestina e che pregiudica l'immagine del consiglio comunale pennese. Ieri pomeriggio comunque si sono riuniti i capigruppo insieme con la giunta. Ma per il sindaco Donato Di Marcoberardino del partito democratico la tesa situazione non cambia nulla: si va avanti fino all'anno prossimo, quando si tornerà a votare. «Sono sereno perché ho agito sempre con correttezza, approveremo dunque il bilancio 2010», ha dichiarato il primo cittadino ieri ascoltato dai carabinieri del capitano Massimiliano Di Pietro. Per il Pd sono indagati a vario titolo anche l'assessore ai lavori pubblici Gabriele Pasqualone, l'ex assessore al bilancio Giuliano Evangelista mentre per "Sinistra ecologia e libertà", sempre della maggioranza, il consigliere Guglielmo Di Paolo. L'ingegner Vincenzo Ferrante, consigliere di minoranza di "Insieme per Penne", da tempo denunciava che«l'andazzo sull'urbanistica è noto. Si privilegiano certi sodalizi, certe pratiche viaggiano a velocità supersonica, mentre in questi anni mi hanno ostacolato». «Se ho sbagliato io sui sottotetti, hanno sbagliato coloro i quali hanno operato prima di me, interpretando il regolamento comunale varato nel 2001», commentava tempo fa Rocco Petrucci, da ieri agli arresti domiciliari. Lo si accusa, fra l'altro, di aver favorito l'imprenditore Roberto Cecamore. Petrucci, da ingegnere titolare dello studio di cui, per la Procura, l'ex assessore all'urbanistica Alberto Giancaterino, anche lui ristretto, sarebbe socio di fatto, avrebbe permesso a Cecamore di recuperare il sottotetto della sua abitazione allo stesso piano dell'alloggio senza aumento di volumetria. Intanto l'Udc, il partito di Antonello De Vico, ha nominato il deputato Antonio De Poli commissario provinciale: «Abbiamo piena fiducia nella magistratura - afferma nella prima dichiarazione ufficiale - e speriamo faccia quanto prima. Ad Antonello De Vico va la nostra solidarietà, ma è opportuno, per fugare ogni dubbio, che il suo incarico torni nelle disponibilità del partito». Un politico, De Vico, cui gli investigatori attribuiscono un carisma maggiore nell'area vestina «dotato di grande personalità e potere che gli deriva dal peso acquisito nel partito democratico, il suo ex partito». Grazie al quale riuscì, nel 2006, a presiedere la Comunità montana Vestina persino con un accordo chiacchieratissimo fra la Margherita ed il centrodestra.
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