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Pescara, 22/04/2026
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Data: 24/04/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pronte le truppe di Fini. Nasuti: lo seguirò sempre. Giallo su Tagliente: uno scherzo. Ma nessuno ci crede

PESCARA - Malato immaginario ma quando mai. Nessuna tattica: bronchite e febbre, ecco perchè il presidente della Commissione Bilancio si era dato proprio nei giorni della fronda di Fini. E se vogliamo contare, lui c'è. Molto più e molto più coerentemente di Alfredo Castiglione, precisa Emilio Nasuti dal suo letto di tosse e di dolore: «Che modo è quello di stare con Fini se fa la corrente ma se fa il gruppo autonomo no?», accusa alludendo a Castiglione. «Se si fa parte di una squadra se ne fa parte sempre». Nella buona e nella cattiva sorte, come il prete raccomanda.
Primi dissensi nel già esiguo gruppo finiano abruzzese. E mentre i parlamentari ex An si sono schierati tutti col premier, Castiglione ieri sera ora aperitivo ha dichiarato fedeltà al presidente della Camera spalla a spalla col ministro Urso venuto in Abruzzo per fare la conta. Per restare nei confini della Regione, il nome di Giuseppe Tagliente compare ancora indomabile al 25esimo posto degli amministratori che hanno sottoscritto la fiducia a Fini nel sito "Generazione Italia". Fiducia che lui si è affrettato a smentire giovedì sera, allarmatissimo. «Eppure ho mandato una mail in cui manifesto sconcerto per questo metodo di reclutamento, dove ognuno può inserire i dati di chichessia, e ho altresì chiesto di essere cancellato». Insomma uno scherzo, nessun ripensamento, nemmeno un ritorno di fiamma come si era pensato in un primo momento: «Troppo lontano dalla fiamma Fini, nessun riavvicinamento. I miei rapporti con lui si sono interrotti nel '93», dice l'ex presidente del consiglio regionale che ai tempi della fiamma e del vecchio Msi si presentò in consiglio regionale dopo l'arresto di Salini agitando un pitale sotto la faccia sconcertata della maggioranza. Lui per la verità un'idea se l'è fatta: «O qualcuno che si è divertito, o qualche vecchio amico che ha ritenuto di allungare la lista dei fedelissimi utilizzando il mio nome». E alla fine, le truppe finiane abruzzesi in consiglio regionale possono contare su Castiglione, Rabuffo, De Fanis e Nasuti, il più agguerrito di tutti: «Oggi all'orizzonte non c'è nessuna ipotesi di rottura, ma se dovesse succedere vorrà dire che sarà inevitabile il ritorno alle urne. Ovvio che anche in quel caso io seguirei Fini».
A parte loro, il vuoto. «Hic manebimus optime»: il motto di Tito Livio mutuato da Gabriele D'Annunzio finisce sulla bocca di Gianfranco Giuliante passato da qualche mese con Matteoli e quindi col premier. Lì resta, il capogruppo, che senso ha trasferirsi nella città sconfitta. Lorenzo Sospiri dimentico dell'antica amicizia dello zio Nino, scarica Fini pure lui preferendo l'abbraccio gasparriano con due erre. Mauro Febbo segue la scia di Fabrizio Di Stefano che deluso da Alemanno troppo poco attento alle periferie si è avvicinato in questi ultimi tempi anche lui a Gasparri. «Non condivido più da tempo le battaglie di Fini. Ci dividono le idee: d'altronde sono note le mie posizioni cattoliche, molto distanti dalle sue». Poi c'è Marcello De Angelis che per non sbagliare ha firmato tutti e due i documenti, e Carla Castellani, alla direzione nazionale seduta in prima fila accanto alla Moratti, che indecisa si è astenuta. Ma allo scherzo a Tagliente non ci crede nessuno. La tesi che circola è che lui ci abbia provato, che abbia firmato magari sperando di ricucirsi un ruolo di leader in Abruzzo mai immaginando di essere tanato. Una volta finito on-line, le telefonate da Roma (da Quagliariello a Gasparri a La Russa) lo avrebbero indotto a rimangiarsi tutto. «Uno scherzo, naturalmente». Naturalmente.

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