Il Pdl abruzzese sta con Berlusconi, trovare chi sta con Fini è come fare una caccia al tesoro. Le eccezioni si contano sulle dita di una mano: una di queste si chiama Alfredo Castiglione, vice presidente della Giunta regionale, un'altra porta il nome di Emilio Nasuti, che a Palazzo dell'Emiciclo presiede la Commissione Bilancio, poi ci sono alcuni sindaci, riuniti ieri sera dallo stesso Castiglione insieme ad altri finiani di ferro per un incontro con il sottosegretario alle attività produttive Adolfo Urso. Al tirare delle somme, tutti dicono "no" alla scissione e "sì" a una maggiore democrazia e partecipazione. Gli esponenti di punta della componente di An hanno già fatto la loro scelta, anche perché il giorno prima la direzione nazionale del partito si era già espressa nettamente a favore del Cavaliere. Poi ci sono i distinguo, le precisazioni, i mal di pancia più o meno virulenti, ma su tutto prevale la real politik e nessuno se la sente di sparigliare le carte in un momento caldo come questo. Il senatore Fabrizio Di Stefano si dice «favorevole alle correnti, mentre una rottura farebbe solo disastri. Comunque Fini non ha mai parlato di scissioni, sono convinto che il problema andasse affrontato in sedi e modi diversi. Per quanto mi riguarda ho firmato il documento dei 75 proposto dal ministro La Russa e da Alemanno». Per il consigliere regionale Lorenzo Sospiri «il futuro è il Pdl e, pur con tutta l'amicizia personale con Fini, ritengo inopportuno il clima di scontro che si è creato. Fu lo stesso Fini a dirmi di fondare il Pdl in Abruzzo». Sulla stessa linea il sindaco di Pescara Albore Mascia che aggiunge: «Niente personalismi, scelgo il partito e basta. Ad An mi lega una storia politica ben precisa, ma non dimentico che sono stato uno dei primi candidati sindaci del Pdl in Italia». Scelta netta anche da parte di Giandonato Morra, assessore regionale ai Trasporti, uno che viene dalla Destra sociale: «Fare nomi, spaccarsi su questo o quello non ha senso, sto col Pdl che è nato appena un anno fa e non può certo permettersi divisioni». Più articolato l'intervento di Umberto Di Primio, sindaco di Chieti: «Sono stati sbagliati i metodi del confronto. È sacrosanto chiedere più partecipazione nelle scelte, ma non è vero che nel Pdl non vi sia democrazia. Il partito ha bisogno di regole di comportamento che tutti devono rispettare».