Dalle carte dell' "Operazione Vestina", l'inchiesta sul presunto malaffare degli amministratori di Penne e del sindaco di Farindola, quale presidente della Comunità montana Vestina, emerge uno spaccato di come le regole siano state cancellate in favore di tornaconti personali, economici ed elettorali. Il sindaco di Farindola, Antonio De Vico, appare il più spregiudicato ma non da meno sono gli ex assessori di Penne e lo stesso sindaco di Penne Donato Di Marcoberardino, secondo il Pm Varone istigatore di tante condotte degli arrestati. «La ricostruzione delle vicende in cui è risultato coinvolto De Vico - scrive il gip - denota modalità di agire e di concepire la propria funzione politico-amministrativa all'interno della Comunità Vestina in funzione di garantire visibilità pubblica e potere personale anche a costo di inquinare radicalmente il rapporto privato-pubblica amministrazione e le regole di trasparenza ed uguaglianza per poterne controllare i riflessi sulle relazioni sociali, ottenendo, anche attraverso persone di fiducia da esso sistemate in posizioni apicali all'interno delle istituzioni risultate coinvolte, il sostanziale controllo sulle assunzioni retribuite presso i privati, principale oggetto del mercimonio della funzione pubblica, strategicamente collegato anche alle competizioni elettorali che lo hanno visto contemporaneamente coinvolto». E' una sintesi del sistema emerso da questa inchiesta che riguarda tutti gli indagati e che a volte si esplicita pubblicamente con le "cene di ringraziamento" come quella per l'assunzione di un ragazzo presso la Deco dei Di Zio dove erano presenti, oltre ai due imprenditori, anche De Vico, Giordano De Luca, Massimo Sfamurri (presidente di "Ambiente spa") e Di Marcoberardino. E a volte i protagonisti si rinfacciavano anche le malefatte. Come nella vicenda Conad dove, tra Vittorio Di Carlo da una parte e Di Marcoberadino e l'assessore Giuliano Evangelista dall'altra, «ci furono accordi in forza dei quali i politici si impegnavano a concedere l'appalto del mercato coperto a Di Carlo, in cambio della possibilità di gestire i connessi lavori di realizzazione del nuovo mercato coperto e ristrutturazione dell'immobile concesso in locazione e soprattutto le assunzioni presso il Conad a fini di ritorno politico personale o di altri esponenti del partito».
Le intercettazioni legate all'ordinanza del gip appaiono eloquenti come quella tra gli assessori Femio Di Norscia e Andrea Marrone. Il primo dice: «Giuliano Evangelista con il mercato coperto ha fatto le zozzità più zozzità... ha fatto una gestione del Conad personalistica, ha sistemato tutti gli amici suoi, in tutto e per tutto: progetti, lavori, quello e quell'altro». Amministratori che, per i loro comportamenti illegali (esempio il concorso per sei posti al Comune di Penne dove sono stati operate «vistose correzioni dei punteggi delle prove in maniera tale da pervenire a sommatorie favorevoli ai candidati predestinati all'assunzione») erano anche costretti a subire ricatti da chi era in attesa del loro intervento. E' il caso di una assegnazione di casa popolare dove l'interessato, non accontentato, manda un sms a Di Norscia: «Credo che hai letto bene, siccome a voi assessori vi ho registrato a tutti quanti e anche comprensivo l'accordo fatto con Lillo (Raffaele Silvi che ricevette lavori edili gratuiti a casa sua ndr) e considerato che i carabinieri di Penne fino ad oggi non hanno fatto niente, se entro oggi pomeriggio non ho vostre notizie positive domani mattina alle prime ore consegnerò tutte le registrazioni con il mio cellulare sia telefonicamente e non, in procura di Pescara. Distinti saluti». Lunedì gli interrogatori nel quale gli indagati forniranno la loro tesi difensiva al gip.