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Pescara, 22/04/2026
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Data: 25/04/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ipotesi dimissioni, il sindaco riunisce un vertice. Di Marcoberardino decide sul suo futuro. Mare-monti: imprenditore vince il ricorso per l'opificio

PENNE - Un faccia a faccia con i consiglieri di maggioranza, dodici più il sindaco, divisi in quattro gruppi. Accadrà domani alle 15, quindi la decisione del sindaco Donato Di Marcoberardino se dimettersi o andare avanti per l'ultimo anno del suo mandato che l'inchiesta sulla presunta "cricca" vestina rende teso e velenoso con la chiusura delle indagini e la fissazione del processo all'altezza del voto del 2011. Con il Comune chiamato anche a decidere sulla sua costituzione di parte civile. C'è il bilancio 2010 intanto da approvare il 5 maggio in consiglio, il primo dopo il terremoto giudiziario con arresti, perquisizioni ed avvisi di reato, avvalorati da intercettazioni scottanti, che hanno scosso maggioranza e minoranza, ma specie i pennesi.
«Donato andrà avanti, lui è sicuro di essere in regola e che tutto si chiarirà davanti al giudice», confida un fedelissimo del primo cittadino il quale, a lasciare la fascia tricolore, non pensa. Per legge, rischiano la temporanea sostituzione i consiglieri di opposizione agli arresti in casa Femio Di Norscia ed Alberto Giancaterino. Si scaldano Gabriele Frisa e Maurizio Bifari, primi dei non eletti della defunta lista "Unione per Penne" che stravinse nel 2006: subentreranno, ma per poco, solo se i due indagati saranno ancora ristretti.
Inchiesta Mare-Monti. Nell'assurda vicenda della strada "mare-monti", piomba un errore del Comune, stigmatizzato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano cui si è rivolto Fabrizio Melchiorre, assistito dall'avvocato Claudio Di Tonno. Dopo aver chiesto ed ottenuto di realizzare su un suo terreno, nell'area protetta dell'oasi regionale, un opificio per la molitura dei cereali ad uso aziendale, succede che a lavori quasi ultimati, il 15 settembre 2005, dal Comune si vede intimare l'ordine di sospendere le opere. Motivo: l'immobile avrebbe interferito con il progetto del primo breve tratto (1.700 metri) dell'acconto sulla "mare-monti", sequestrato nel 2008 perché invade per 1.300 metri la fascia esterna della riserva. In pratica, il Comune si rende conto di non aver aggiornato, sulle sue carte, l'impatto del nuovo tracciato della bretella.
Invocato il presidente Napolitano con un ricorso straordinario, girato dal Quirinale all'esame dei giudici della seconda sezione del consiglio di Stato, Melchiorre ha appena ricevuto giustizia: il suo opificio può restare in piedi. «La sospensione- sentenzia il Consiglio di Stato - è illegittima. L'interferenza con la strada può essere motivo di revoca o di annullamento del permesso, non di sospensione dei lavori. La sospensione disposta dal Comune ha effetto fino all'adozione dei provvedimenti definitivi che devono essere adottati e notificati entro 45 giorni dall'ordinanza notificata». Ma, come ha ammesso l'ente locale, non ha dato seguito all'ordinanza che ha perso efficacia dunque il 30 ottobre 2005. Ora Melchiorre chiede i danni.

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