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Data: 26/04/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Il 25 aprile - Contestati persino i partigiani. Roma e Milano succubi dei centri sociali. La Polverini non può parlare

IL 25 APRILE DOPO 65 ANNI Bella Ciao vietata da sindaci di destra Zingaretti, Pd, difende la governatrice

ROMA. E' stato un 25 aprile disturbato da contestazioni di gruppi estremisti, ma anche da discorsi «che dividono invece di unire» come quello del sindaco di Udine, criticato dallo stesso presidente Pdl della Regione. O dall'assenza delle autorità locali alle manifestazini come a Catania, o dal divieto di suonare Bella Ciao, intonata dal sindaco di Bari, Emiliano (Pd), e risuonata nel salone dei 500 a Firenze, ma accennata quasi di nascosto e subito interrotta dall'inno nazionale a Prato (rosso per decenni e oggi di centrodestra). Bella Ciao furtiva anche a Domodossola, dove il governatore Cota non l'ha per nulla gradita.
A Roma, alla neopresidente del Lazio Renata Polverini è stato impedito di tenere il suo discorso - con lancio di frutta, fumogeni, monetine e uova - alla tradizionale cerimonia a Porta San Paolo, luogo simbolo della Resistenza romana, che si conferma preclusa agli esponenti di centrodestra. L'ex sindacalista è stata accolta da una serie di ?buu, buu' e frasi come «Polverini vattene a Casapound, fascista e ipocrita» e bersagliata dal lancio di oggetti mentre saliva sul palco. Un limone dentro un cartoccio ha colpito ad un occhio il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti che le era accanto e ha cercato di garantirle il diritto a pronunciare il suo discorso. Anche l'anziano presidente dell'Anpi Massimo Rendina, che invitava la folla alla calma e ha condannato l'episodio, è stato colpito da un uovo. A scatenare la bagarre un gruppo di 10-15 giovani. La Digos, più tardi, ne ha denunciati due: appartengono ai centri sociali. Zingaretti, ringarziato dalla Polverini, ha detto: «Era una bella piazza, rovinata da un gruppo di mascalzoni che nulla hanno a che fare nè con la libertà nè con la democrazia». A segnare il 25 aprile romano anche la comparsa di manifesti con la foto del Duce e la frase «25 aprile: un'idea è al tramonto, quando non trova più nessuno capace di difenderla» con la firma di Mussolini. La Digos ne ha sequestrati 4.000 e ha denunciato 17 affissori per apologia del Fascismo. Tra loro uno di Forza Nuova.
Ma dal corteo della Rete antifascista e dai centri sociali è partito lo slogan: «Dieci, cento, mille Acca Larentia», inneggiante alla strage alla sezione del Msi a Roma, dove nel 1978 morirono tre giovani di destra.
La commemorazione del 25 aprile è stata disturbata anche a Milano e sia il Pd che la sindaca Moratti pongono dubbi al ministro Maroni sulla gestione dell'ordine pubblico. «Fascisti» e «mafiosi» hanno gridato quelli dei centri sociali contro la Moratti e il presidente della Provincia, Guido Podestaà. Il culmine è stato raggiunto in piazza Duomo dove i giovani del centro sociale Cantiere sono riusciti ad arrivare sotto il palco con un camion dal quale veniva sparata musica ad altissimo volume. Fischiati persino i rappresentanti dei reduci dai campi di sterminio nazisti e alcuni sono stati bagnati da lanci di birra e vino. Un pensionato del servizio d'ordine Cgil: «E' 30 anni che vengo al 25 Aprile e devo anche sentirmi dare del fascista da un pirla». Un anziano partigiano della I Brigata Garibaldi che operò in Piemonte, salito sul palco con l'ausilio di due bastoni, non ha trattenuto le lacrime ma non sono serviti gli inviti alla calma perchè i giovani hanno fischiato e urlato anche durante l'intervento di un operaio in cassa integrazione dell'ex Eutelia. Già alla partenza il Cantiere aveva tentato di scontrarsi con i militanti di Emergency che si erano schierati pacificamente in testa al corteo, posizione che avrebbero invece voluto conquistare loro.

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