PESCARA. «Nel mio discorso non c'era l'atto premeditato di evitare parole scomode, come fascismo e Resistenza». Albore Mascia si è giustificato così per aver dimenticato quelle due parole nel suo intervento di domenica scorsa, alla cerimonia per il 25 aprile in piazza Garibaldi. La cosa non è passata inosservata, perché lui è un sindaco di centrodestra, che proviene dalle file dell'ex An. Ne è nata una polemica politica che ha coinvolto anche il presidente del consiglio regionale Nazario Pagano, anche lui del Pdl.
Ma ieri Mascia ha voluto fugare i sospetti, spiegando che il suo non era un tentativo di «riscrivere o reinterpretare la storia». «Credo nel valore della Resistenza», ha detto il sindaco, «e in quegli atti di eroismo che hanno caratterizzato i partigiani nell'ultima fase della Seconda guerra mondiale». «Ma credo anche nell'esigenza di pacificazione nazionale», ha fatto presente. Poi, ha aggiunto: «Gli atti di eroismo compiuti durante la fase della Resistenza credo siano assolutamente indiscutibili, ma è altrettanto vero che, in quella fase, ci sono state delle zone d'ombra che non possono essere negate».
«Il mio», ha osservato Mascia, «è stato un discorso istituzionale, tenuto da un sindaco che rappresenta tutta la città. Ho una formazione laico-repubblicana, dunque credo fermamente nei valori della Costituzione». «Se poi alcune frange politiche vogliono a tutti i costi strumentalizzare la mia figura quale sindaco di centrodestra», ha concluso, «non intendo pormi un problema inesistente».