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Pescara, 22/04/2026
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28/04/2010
Il Messaggero
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Sanitopoli, arrestato per bancarotta Angelini, l'accusatore di Del Turco. Angelini sorpreso: perchè l'arresto? |
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CHIETI - In mattinata era comparso davanti al Tribunale di Chieti per tentare di salvare dal fallimento quel che resta del suo impero, nel primo pomeriggio la Guardia di Finanza teatina gli ha notificato l'ordine di custodia cautelare nella sua villa di Francavilla al mare. Vincenzo Angelini, il grande accusatore della Sanitopoli abruzzese che, nel luglio di due anni fa, spedì in carcere l'allora governatore Ottaviano Del Turco, è agli arresti domiciliari con le accuse di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, aggravata dal falso in bilancio riferibili alla casa di cura Villa Pini srl, amministrata da Angelini e dichiarata fallita dal Tribunale di Chieti lo scorso 17 febbraio. Quando la Finanza si è presentata nella villa sul lungomare, Angelini si è mostrato sorpreso: dopo sequestri e perquisizioni evidentemente non si aspettava un provvedimento restrittivo, immaginava che l'inchiesta si concludesse con una richiesta di rinvio a giudizio. Secondo la difesa i fatti contestati oggi erano già contenuti nella richiesta di fallimento presentata a gennaio per Villa Pini. L'arresto, invece, è stato disposto per evitare la reiterazione del reato e l'inquinamento delle prove. All'inchiesta lavora da mesi un pool formato dal procuratore capo di Chieti Pietro Mennini e dai sostituti Giuseppe Falasca e Andrea Dell'Orso. Un caso delicato anche per i risvolti sociali: il gruppo Angelini non paga lo stipendio da un anno a 1.600 lavoratori. Le indagini hanno accertato una distrazione reiterata nel tempo delle risorse finanziare della società Villa Pini per oltre 100 milioni di euro: ciò sarebbe avvenuto con prelievi ingiustificati dai conti correnti dell'azienda e attraverso artifizi e aggiustamenti contabili, evidenziate da consulenze tecniche disposte dalla Procura e da riscontri investigativi della Polizia tributaria di Chieti che hanno altresì evidenziato atti di vera e propria dissipazione. L'attività investigativa era partita proprio dall'inchiesta Sanitopoli, con la trasmissione di parte degli atti dalla Procura di Pescara, guidata da Nicola Trifuoggi, a quella di Chieti. In particolare l'indagine pescarese permise di portare alla luce la distrazione, ovvero l'occultamento di 21 milioni di euro mediante sottoscrizione di contratti di sponsorizzazione di comodo. Le successive indagini e riscontri contabili disposti dalla Procura di Chieti hanno consnetito di costruire il quadro accusatorio riportato nelle otto pagine dell'ordinanza del gip teatino Marina Valente. Ovvero continui prelievi da parte di Angelini di somme per oltre 95 milioni di euro dai conti correnti intestati alla clinica Villa Pini, denaro di cui beneficiavano, secondo gli inquirenti, lui stesso o la Novafin spa, holding del gruppo, ponendo in essere (si legge sempre nell'ordinanza 36/2010 del Gip) «una concreta sostituzione fraudolenta dell'attivo finalizzata a surrogare liquidità certe con crediti difficilmente esigibili». Nei bilanci di Villa Pini sarebbero inoltre stati iscritti fittizi valori e ci sarebbero stati aumenti ingiustificati della passività della casa di cura attraverso l'iscrizione di ipoteche per 30 milioni sugli immobili, finalizzate ad ottenere ulteriori liquidità. Con lo stesso provvedimento di arresto la Procura ha inoltre disposto il sequestro preventivo di un notevole quantitativo di oggetti d'arte riconducibili ad Angelini, opere già rinvenute e sequestrate dalla Finanza a marzo, per un valore di oltre 10 milioni di euro. Tra i beni sequestrati, sui quali è ancora in corso una perizia da parte della Soprintendenza ai beni culturali di Chieti, quadri di valore tra cui Guttuso, De Chirico e Tiziano, opera quest'ultima stimata oltre 900mila euro. Tele e oggetti d'arte sono stati affidati in custodia ad una nota galleria d'arte di Roma che di fatto già deteneva, per la successiva vendita, alcune opere per conto dello stesso Angelini. Finora non è stato fissato alcun interrogatorio.
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