«Duole constatare che le omissioni del sindaco, dolose o colpose che siano, continuano anche per le celebrazioni del 25 Aprile. L'aver dimenticato di citare la Resistenza, i partigiani, la Brigata Maiella non aiuta al diffondersi nella cittadinanza di un più forte senso dell'identità e dell'unità nazionale, tanto più nell'imminenza dei 150 anni dell'unità d'Italia....».
La storia riscritta risveglia e scuote il Pd, scuote gli animi e alimenta riflessioni. «Stupisce il silenzio del mio partito» aveva detto sul giornale di ieri l'ex senatore e deputato Nevio Felicetti, tra i primi - con Maurizio Acerbo di Prc - a sottolineare con tono critico la verità negata nel discorso commemorativo del 25 Aprile fatto dal sindaco Luigi Albore Mascia a piazza Garibaldi.
Marco Alessandrini, capogruppo in consiglio comunale, ha voluto rimediare - sono sue le parole in apertura - e come lui i colleghi Antonio Blasioli e Camillo D'Angelo, il consigliere di circoscrizione Mirko Frattarelli. «Pur con i limiti e le ombre del movimento partigiano, come ricordato dal presidente Napolitano, resto convinto che l'Italia di oggi continui a mantenere un debito di riconoscenza e gratitudine verso quei tanti, spesso giovanissimi, che hanno sacrificato la propria vita per riscattare l'onore del Paese, garantendoci un futuro di pace, libertà, democrazia e progresso» ha aggiunto Alessandrini.
Se Frattarelli sottolinea la gravità di certe omissioni nel discorso del sindaco - «se oggi abbiamo una Italia unita lo dobbiamo a chi ha fatto la resistenza e lottato contro il fascismo e il Comune aveva il dovere di ricordare cosa accadde 65 anni fa» -, Blasioli e D'Angelo si rifanno al pensiero di Calamandrei: «Chi vuol sapere dov'è nata la nostra Costituzione deve andare sulle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati». Dalle parole ai fatti: «Noi del Pd abbiamo inaugurato una mostra all'ex Aurum sulla Brigata Maiella e intitolato una piazza al suo comandante Ettore Troilo». Stefano Casciano ha fatto di più, con una lettera aperta a Felicetti che è di spiegazioni e di scuse: «Caro Nevio condivido le tue attente valutazioni sull'assenza delle parole Resistenza e fascismo dai discorsi celebrativi del 25 Aprile - scrive Casciano - ma ti assicuro che il tuo, il nostro Pd, non è rimasto in silenzio... Riconosco però di aver agito con leggerezza: nelle parole omesse dal sindaco Albore Mascia nel suo discorso non ho visto un disegno criminoso, ma più semplicemente l'ennesima dimostrazione dell'ignoranza storico-politica del primo cittadino di Pescara. La Resistenza è un patrimonio che non può avere colore politico e appartiene a tutti gli italiani». I fatti sembrano dire altro, però: intanto Mascia conosce bene la storia, ha dichiarato lui stesso di riconoscere i valori della Resistenza e dell'antifascismo, ed ha aggiunto di aver omesso volutamente certe parole nell'ottica «di favorire una pacificazione nazionale». L'effetto è stato opposto ed è impossibile non pensare a un disegno, beninteso politico: anche a Chieti, nei manifesti e nella commemorazione del 25 Aprile, non si è capito da chi o da cosa sia stata liberata l'Italia 65 anni fa. Ed è vero che sindaco di centrodestra e partigiani sono stati nella stessa piazza per la festa «ma in due momenti diversi e ognuno con la sua corona di fiori: prima Di Primio e solo dopo gli altri, tra cui Mario Aldo Grifone, nipote di Mario e Aldo, due vittime della strage di Colle Pineta» ha detto l'indignato Giustino