Studente universitario, aveva 25 anni. Una lettera di addio ai genitori.
Prima tifoso della curva nord, poi steward allo stadio: aveva passione ma anche autocontrollo, che grande fatica per conciliare due anime in una. Eppure l'ha fatto, per quattro anni, ed era tanto bravo che gli ultrà lo rispettavano e lo amavano e nello stesso tempo, proprio per la sua pacatezza e la sua determinazione, i capi lo avevano scelto come istruttore per i più giovani.
Un equilibrio delicato, la passione e l'autocontrollo, ma qualcosa, nel tempo, deve essersi rotto anche se nessuno potrà capire che cosa, nemmeno la lettera che, disperata, ha lasciato ai genitori.
E' andata così: ieri mattina C.L. è uscito di casa, è salito sulla massicciata, ha aspettato che passasse il treno e si è buttato sotto le rotaie. Erano le 11,50.
E' morto così, in un attimo. Figlio unico, 25 anni, un po' in ritardo con la laurea - studiava Economia e Commercio - ma precoce professionista dei computer, per il quale aveva spiccata attitudine. Riservato, più che taciturno, sulle storie d'amore taceva, da galantuomo d'altri tempi. Per il resto, non gli faceva difetto la salute: un giovanottone, lo descrivono. Nè gli mancavano i soldi: ultimamente aveva comprato un "Mercedes". Viveva una vita facile: viaggi, cene, gli amici. Quegli stessi amici che oggi si domandano, increduli: ma che cosa gli è successo? Ma perchè noi non abbiamo capito nulla?
L'allarme l'ha dato il capotreno del regionale 2372, da Roma a Pescara. Agli agenti della Polfer, coordinati da Davide Zaccone, ha detto di aver visto una sagoma indistinta che si slanciava verso i binari. Non ha potuto frenare e l'impatto è stato micidiale.
Per dare un'identità ai poveri resti il papà ha dovuto identificare più che il figliolo gli oggetti che al figliolo appartenevano, lasciati sulla massicciata prima del tragico gesto: il telefonino, un bracciale, gli occhiali. La mamma si è sentita male, l'hanno soccorsa i volontari della Croce Rossa.
Il medico legale, Luisa Spagnolo, alle 14 ha permesso la rimozione, il corpo è stato trasferito all'obitorio dell'ospedale "Santo Spirito". Non ci sarà autopsia. Il caso è chiuso, per la Polizia: è stato un atto voluto, non un incidente. Resta il mistero e resta il dolore di chi a quel ragazzo sopravvive.
Gianfranco Recinella, titolare del "Pescara Service", società di sicurezza negli stadi, ricorda le doti umane di C.L.: «Un bravo ragazzo, uno davvero perbene, posato. Era stato con noi anche a Foggia. Siamo spiazzati, oltre che addolorati, moltissimo». Domenica i colleghi, e i tifosi, lo ricorderanno all'Adriatico. E ai funerali, la cui data fino a ieri sera non si conosceva, si presenteranno tutti gli steward, in divisa.
Il fatto è accaduto nei pressi della stazione San Marco, al confine tra Fontanelle e San Donato, vicino alla centrale Enel. C.L. viveva proprio lì vicino, sapeva a memoria gli orari dei treni, aveva forse organizzato tutto.
Il traffico ferroviario è tornato attivo alle 14,30. Sono saltate quattro corse regionali, i passeggeri trasferiti da e per Chieti con il bus. Nel pomeriggio, a Silvi, località Torre Cerrano, è stato salvato un altro aspirante suicida: si era sdraiato sui binari ma un passante l'ha visto e lo ha tolto di lì.