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Pescara, 20/04/2026
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Data: 29/04/2010
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Arbitrato, governo battuto in Aula. Tensione per le assenze dei finiani. Passa un emendamento del Pd che si riferisce all'articolo 31 del ddl lavoro relativo alle clausole compromissorie

ROMA - Ritorna alta la tensione all'interno del Pdl. La scintilla è lo scivolone alla Camera del governo, battuto per un solo voto (225 sì contro 224 no) sul ddl lavoro: a Montecitorio è passato infatti un emendamento del Pd su cui l'esecutivo aveva espresso parere contrario. L'emendamento, di cui è primo firmatario Cesare Damiano, si riferisce all'articolo 31 del testo, relativo alle procedure di conciliazione e di arbitrato, ed in particolare alle clausole compromissorie. In base al testo passato, le commissioni di certificazione accerteranno la devoluzione agli arbitri solo delle controversie di lavoro già insorte e non che dovessero insorgere in futuro.

PESANO LE ASSENZE- Quello della maggioranza è stato un «passo falso» sul testo (rinviato alle Camere dal presidente della Repubblica alla fine di marzo) dovuto alle cospicue assenze nei banchi del Pdl, e per il quale il Pd esulta: «È un omaggio alle osservazioni fatte al ddl lavoro dal presidente Napolitano», ha detto il segretario Pierluigi Bersani. Al momento del voto sull' emendamento (grazie al quale il lavoratore potrà scegliere o meno l'arbitrato solo dopo che la controversia sarà sorta e non all'inizio del proprio rapporto di lavoro) in Aula mancavano 95 deputati del Pdl ed undici della Lega. Tra i deputati del Pdl, 45 erano in missione, e quindi erano giustificati (compreso il capogruppo Fabrizio Cicchitto), mentre altri 50 erano assenti ingiustificati: tra questi, il vice-capogruppo Italo Bocchino. Per la Lega mancavano 11 parlamentari, 8 dei quali erano in missione e 3 erano assenti. Tra i 50 assenti ingiustificati ci sono sia finiani che berlusconiani doc: tra i primi il vicecapogruppo vicario Italo Bocchino, Antonino Lo Presti, Fabio Granata, Flavia Perina, Silvano Moffa, Enzo Raisi; tra i secondi il coordinatore del Pdl Denis Verdini, Micaela Biancofiore, Massimo Berruti, Nicola Cosentino e Niccolò Ghedini. Assenti anche alcuni deputati che hanno doppi incarichi: come il neopresidente della Regione Campania, Stefano Caldoro (non si è ancora dimesso dallo scranno a Montecitorio), e come Daniele Molgora o Luigi Cesaro che sono anche presidenti di Provincia, e Lucio Stanca, che guida l'Expo di Milano. Tra gli assenti anche i ministri Mariastella Gelmini e Raffaele Fitto (giustificato). Assente ( anch'esso giustificato) il neo-governatore leghista del Piemonte, Roberto Cota. «Quasi 100 deputati assenti di maggioranza su una norma cosi importante non sono mai un caso. In realtà, la maggioranza è sempre più dilaniata politicamente e si comincia a vederne le conseguenze sul piano parlamentare», ha detto il capogruppo Pd Dario Franceschini. Una tesi che Simone Baldelli (Pdl) punta però a smontare. «Le assenze dei deputati del Pdl - ha precisato - sono state causate dal colpevole ritardo con il quale alcuni di loro si sono presentati in aula, e non hanno alcun carattere politico».

ALTERCO - Momenti di tensione in Transatlantico tra il deputato del Pdl, Giancarlo Lehner e il finiano Antonino Lo Presti. A raccontarlo è lo stesso Lehner, smentendo le notizie su una presunta rissa circolate in un primo momento e negando di aver direttamente accusato i finiani di «agguato» ai danni della maggioranza, ma affermando di aver semplicemente chiesto se poteva trattarsi di questo viste alcune assenze. «Non ho mai accusato il collega Lo Presti di alcunché - ha spiegato -. In Aula, poco prima, m'ero limitato a porre la domanda ad alcuni amici ex An se l'essere andati sotto su un emendamento fondamentale fosse da interpretarsi come il primo agguato finiano, visto che erano risultati assenti Bocchino, Granata, Perina, etc. etc. Gli amici mi rassicurarono ed io ne presi atto, tanto più che Donato La Morte, il più finiano di tutti, era presente». «Quindi - ha aggiunto - in Transatlantico sono stato aggredito verbalmente. Ovviamente, ho risposto per le rime, sia a Lo Presti, sia a Granata. Mi dispiace solo per il fraintendimento di Lo Presti». Diversa la versione raccontata da quest'ultimoi. Anche lui smentisce che si sia trattato di una rissa, ma a sua volta accusa Lehner di averlo aggredito verbalmente e di aver insinuato «dubbi e sospetti privi di fondamento» visto che non è possibile che tutti gli assenti siano finiani. Chiara a tal proposito le parole di Fini: «Siamo alla caccia alle streghe se si pensa che il governo è andato sotto per le assenza dei finiani» ha detto il leader della Camera durante la registrazione di Porta a Porta.

IL VOTO GIOVEDÌ - Dopo lo scivolone della maggioranza, l'Aula ha approvato la richiesta del relatore Guliano Cazzola di accantonare l'articolo 31. In serata, comunque i deputati hanno approvato tutti gli articoli del disegno di legge collegato sul lavoro. L'ultimo dei 50 a essere votato è stato l'articolo 31 (conciliazione e arbitrato), modificato dal Pd. Il voto finale sul provvedimento è in programma giovedì dopo le dichiarazioni di voto, fissate alle 9,30. Il testo dovrà poi passare al Senato.

L'EMENDAMENTO DAMIANO - L'emendamento Damiano passato per un solo voto alla Camera muta radicalmente le modalità dell'arbitrato rispetto a quanto previsto dal testo originario. L'emendamento, al comma 9 dell'art.31, lì dove si parla di ricorso all'arbitrato per la risoluzione di controversie, sostituisce infatti con «insorte» la precedente formulazione «che dovessero insorgere». Attraverso questa apparentemente piccola modifica la frase diviene: «Le commissioni di certificazione accertano la effettiva volontà delle parti di devolvere ad arbitri le controversie insorte in relazione al rapporto di lavoro». In questo modo, il lavoratore potrà o meno scegliere l'arbitrato solo dopo che la controversia sarà sorta e non all'inizio del suo rapporto di lavoro. Era un aspetto non modificato nel nuovo testo messo a punto dopo il rinvio alle Camere del provvedimento da parte del presidente della Repubblica. Erano però stati inseriti nel testo alcuni nuovi «paletti», in particolare che la clausola compromissoria non potesse essere sottoscritta prima della fine dell'eventuale periodo di prova o prima di 30 giorni dalla firma del contratto. Altro paletto aggiunto è l'impossibilità di utilizzare l'arbitrato in controversie relative al licenziamento.

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