ROMA - Sale la temperatura nel Pdl. E tra Berlusconi e Fini ridiscende il gelo dopo gli sprazzi di sereno seguiti alla tumultuosa direzione del partito. «Non ce la faccio più» è la frase attribuita al premier in un momento in cui è esplosa la sua collera, dopo l'intervento in tv del presidente della Camera. E sullo sfondo politico sono tornati nuvoloni neri che, secondo una situazione che si sta evolvendo di ora in nero, potrebbero scoppiare in tempesta questa mattina durante la riunione dei deputati Pdl che dovranno «giudicare» Italo Bocchino, dimessosi dalla carica di vice-capogruppo alla Camera. E' stato il Cavaliere a volere questa riunione, vuole mettere fine ai litigi, non sopporta ulteriori esposizioni mediatiche che danneggiano l'immagine del Popolo della libertà. Se Bocchino non presentasse come irrevocabile la propria uscita, si andrà alla conta. Come ha annunciato Cicchitto.
Ma più che riunione appare una resa dei conti. Il premier non ne può più di sopportare Fini nei salotti televisivi. L'esclamazione più frequente, è che la linea seguita dal presidente della Camera, è incompatibile con il partito e con lo scranno che occupa a Montecitorio. Tutte cose già dette. Ma ieri la fibrillazione è salita alle stelle sia quando Fini ha mostrato di non aver apprezzato fino in fondo le scuse del Cavaliere («C'è stata anche la solidarietà del fratello di un editore di un giornale...») sulla prima pagina del «Giornale», sia quando la maggioranza è scivolata, per un voto, su un emendamento del Pd sul contestato arbitrato della nuova legge sul Lavoro. E' stata grande l'irritazione del Cavaliere che ha mandato in avanscoperta alla Camera, Paolo Bonaiuti. Non è stato un agguato dei finiani, come è stato appurato, ma semplice sciatteria. Anche le parole di Fini a Ballarò non sono state gradite: «Dice di essere leale e di lavorare per il partito e per il governo, ma in realtà continua a cavillare su tutti, pure sull'inno "Meno male che Silvio c'è"».
Bisogna tornare a mettere le cose a posto. Anche perchè i venti dell'economia mondiale determinano nuove incertezze. Nel pranzo, a mezzogiorno, con Tremonti si sarebbero affrontati i problemi della prossima Finanziaria derivanti dal crac di Grecia, Spagna e Portogallo. Valutazioni che, secondo una fonte governativo, costeranno care all'Italia, per almeno 10 miliardi. Di fronte a questi scenari, il Cavaliere non vuole concentrarsi su questioni come il caso Bocchino ma intende accelerare sul programma. Questo il ragionamento di Berlusconi ai collaboratori: «Noi andiamo avanti con il programma se Fini decide di votare contro, se ne assumerà la responsabilità di fronte agli elettori». Insomma, il voto anticipato in autunno non resta più sullo sfondo, ma entra in primo piano nel panorama politico.