Può un cambio di casacca rappresentare un esempio di coerenza? Nel caso di Vincenzo Di Noi probabilmente sì. L'avvocato eletto in consiglio comunale con la Lista Teodoro è passato ufficialmente all'Udc. Una scelta sofferta e annunciata soltanto dopo l'approvazione del bilancio «per non prestare il fianco a polemiche sterili» ha dichiarato. Per settimane, ed ancora fino all'ultimo, Di Noi racconta di aver tentato con ogni mezzo di convincere il leader della sua lista civica - cui a gennaio il sindaco Mascia aveva ritirato la delega ai Lavori pubblici - a non tradire l'impegno assunto con l'elettorato: «Siamo stati eletti con il centrodestra e non possiamo far prevalere l'interesse di singoli su quello ben più importante della città» ha ripetuto Di Noi a Teodoro. Quest'ultimo, pure lui fino all'ultimo, ha invano tentato di far comprendere a Di Noi il senso politico della sua azione di rottura col resto della maggioranza: «Siamo dalla parte della ragione, abbiamo subito un torto e sta al sindaco recuperare la situazione» ha sempre sostenuto Teodoro, disposto addirittura a non votare il bilancio se prima Mascia non gli avesse assicurato una ricucitura politica, leggi la restituzione dell'assessorato. Un tira e molla che ha logorato più del previsto i nervi dell'esordiente Di Noi: il quale ha prima assicurato il voto favorevole alla manovra finanziaria comunale e ha ufficializzato poi il cambio di casacca. Ribadendo una volta di più la motivazione per cui ha accettato di scendere in politica: «L'interesse di Pescara, lavorare per il bene e lo sviluppo della città sono principi che vengono per me al primo posto - ha spiegato l'avvocato Di Noi - e che ho riscontrato nel modo di fare politica dell'Udc». Il passaggio gli è forse costata la vecchia amicizia con Gianni, ma Di Noi ieri è stato accolto con un caloroso benvenuto dai vertici locali del partito, dai consiglieri comunali Vincenzo Dogali e Licio Di Biase, all'assessore e coordinatore provinciale Valter Cozzi, al segretario cittadino Andrea Colalongo. «Salutiamo l'approdo di Di Noi all'Udc - ha detto Vincenzo Dogali, capogruppo in consiglio comunale -. Siamo un partito, non una fazione, rispondiamo a logiche nazionali e a livello cittadino continueremo a lavorare in silenzio e in ascolto, sempre leali al Pdl e senza chiedere. Una condotta che, lo dicono i risultati, ci premia ovunque» ha aggiunto Dogali, citando le precentuali a volte anche a doppia cifra raccolte alle ultime consultazioni elettorali in tutto l'Abruzzo.
«Non chiediamo niente» ha puntualizzato Dogali, certo è che Di Noi diventa il terzo consigliere dell'Udc e qualcosa al tavolo politico andrà certo rivisto in fatto di visibilità, in giunta e nelle commissioni: forse a scapito dei tre catoniani che si sono sfilati dal Pdl per fondare il gruppo della Democrazia per le autonomie, ha fatto intendere ancora Dogali, e che Pastore, coordinatore cittadino del Pdl, ha considerato «fuori della maggioranza».