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Pescara, 20/04/2026
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30/04/2010
Il Centro
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Di Primio, esordio tra le contestazioni. Nella prima seduta il centrodestra si divide, il sindaco: «Basta giochetti» |
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COMUNE Nell'urna la maggioranza va in crisi Dopo un primo flop il Pdl impone Marcello Michetti CHIETI. Inizia in salita la maggioranza di centrodestra al Comune di Chieti. Tensioni, battibechi, votazioni che hanno mostrato una coalizione vulnerabile. Con il sindaco Umberto Di Primio che più volte si è spazientito con il centrodestra, «basta fare giochetti», ha esclamato. Le votazioni hanno mostrato un disaccordo che in questi giorni serpeggiava sotto i portici di corso Marrucino ma che in Aula è scoppiato in modo plateale. Difficile anche l'elezione di Marcello Michetti della lista «Uniti per Di Primio» a presidente del consiglio comunale dove si sono rese necessarie due votazioni. Nella prima il candidato del centrodestra è stato bocciato poi è scattato il serrate le fila e Michetti ha ottenuto 27 voti su 40. Il clima è apparso incerto già dalle prime battute. La riunione è stata tenuta alla presenza del prefetto Vincenzo Greco che per cinque ore è rimasto quasi immobile, seduto al centro della sala consigliare della Provincia dove si è tenuta la prima assemblea comunale in mancanza di palazzo D'Achille in ristrutturazione post terremoto. Il prefetto è apparso sereno anche quando più volte nell'aula si è innescata una baraonda tra le fila del centrodestra. Animatore delle polemiche Enrico Bucci eletto nella lista «Giustizia sociale» che si dichiarato «disgustato» per come si sono svolti i lavori consigliari. Durante l'elezione di Michetti salutato con un fragoroso battimano e il parapiglia di baci e strette di mano, Bucci si è arrabbiato stigmatizzando la sua parte politica, osservando stizzito: «non avete rispetto nemmeno della presenza del prefetto». Nel mirino anche la gestione della presidenza affidata prima dell'elezione di Michetti al consigliere più votato, Domenico Di Fabrizio che malgrado la buona volontà non è riuscito ad arginare le schermaglie tra la minoranza di centrosinistra e il centrodestra e nella stessa maggioranza. Così si è dovuto sorbire i richiami del senatore Pd Giovanni Legnini che ha sottolinenato le incertezze procedurali e le critiche sferzanti del capogruppo, Alessio Di Iorio su come si svolgevano le votazioni in aula. La visione di un centrodestra in affanno è stata osservata con distacco dall'ex sindaco Francesco Ricci che durante i frequenti battibecchi ha continuato a leggere imperturbabile il Centro assorbito da sue meditazioni. Per non complicare ulteriormente la situazione e far decollare i punti all'ordine del giorno: nomina del presidente del Consiglio, l'assegnazione delle deleghe agli assessori, la surroga di questi ultimi con altri dieci consiglieri e il giuramento del sindaco; l'assessore regionale all'agricoltura Mauro Febbo, è rimasto in silenzio accanto al prefetto. Per lui ha parlato più volte il senatore Fabrizio Di Stefano che ha cercato di ritrovare una certa unità e proporre alla minoranza soluzioni condivise «nel rispetto della presenza del signor prefetto», invitando tutti a snellire i lavori ed evitare inutili polemiche. Legnini di rimando ha ammonito la maggioranza che «la presenza del prefetto è gradita a tutti ma le regole del dibattito vanno rispettate». Alle 20 il sindaco di Di Primio prende la parola per il giuramento, spiega che presenterà entro 60 giorni le linee programmatiche del suo governo, ma annuncia delle priorità, «dobbiamo affrontare il problema della sanità privata e dei lavoratori di Villa Pini. Chieti ha bisogno di nuove infrastrutture e la città deve essere rivitalizzata, ad iniziare dalla cultura». Poi un richiamo alla maggioranza, «sia più responsabile, quando si fanno alcuni giochetti nelle votazioni si rischia di passare inutilmente solo del tempo, mentre la gente ci chiede serietà e impegno».
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