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Pescara, 20/04/2026
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Data: 01/05/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Case ai politici: dopo Scajola, spunta Lunardi. Nel mirino della Procura i presunti favori di Anemone all'ex titolare delle Infrastrutture

ROMA - Dopo Claudio Scajola, tocca a Pietro Lunardi passare sotto il microscopio della procura di Perugia che sta ripercorrendo i tortuosi canali finanziari che avrebbero consentito al costruttore Diego Anemone di utilizzare centinaia di migliaia di euro di fondi neri per gratificare uomini di governo e delle forze armate.
Agli atti dell'indagine perugina ci sarebbe infatti un nuovo testimone che i pm hanno affiancato all'architetto Angelo Zampolini, nella delicata ricostruzione di quei flussi di denaro. E mentre Zampolini ha consentito di riscrivere la storia della compravendita occulta di quattro immobili di pregio in favore del ministro Claudio Scajola, del generale dell'intelligence civile, Francesco Pittorru (per due abitazione), e del figlio del potentissimo commissario dei Lavori Pubblici, Angelo Balducci, il nuovo testimone avrebbe raccontato i contorni di un'operazione "gemella" in favore dell'ex ministro per le Infrastrutture Pietro Lunardi. Dai corridoi della procura umbra filtrano pochissime indiscrezioni sull'operazione che avrebbe consentito a Lunardi di godere dei favori immobiliari del gruppo Anenome; e una di queste fa riferimento persino ad un intero palazzetto. Nelle scorse settimane il nome dell'ex ministro era venuto a fuori a proposito della ristrutturazione di una villa di sua proprietà nella provincia di Parma, a Basilicanova. A confermare la circostanza era stato lo stesso Lunardi in un'intervista al quotidiano "Il Fatto": «Fu Angelo Balducci a presentarmi Diego Anemone qualche anno fa - aveva detto - Mi sembrava un imprenditore molto sveglio e quando ho dovuto ristrutturare la dependance della mia casa di campagna vicino a Parma l'ho chiamato». Sull'entità dei lavori, l'ex ministro aveva precisato: «Mi sembra che l'importo fosse intorno ai 100mila euro: si trattava della ristrutturazione di una dependance non della cascina principale. E non era un gran lavoro. Comunque conservo le fatture». E aveva aggiunto che sarebbe stato disposto anche a consegnarle agli inquirenti qualora le avessero richieste. Non solo: Lunardi rivelò un altro dettaglio circa i rapporti tra lui e Anemone senza sapere - probabilmente - che proprio sui quella circostanza si sarebbero appuntate le attenzioni dei pm perugini. Disse Lunardi: «A dire il vero era Anemone che mi doveva un favore. Il suo circolo, il Salaria Village, voleva allargarsi e io ero amico dei proprietari dei terreni vicini. Così lo aiutai a convincerli a vendere». Ebbene, proprio quella acquisizione di terreni vicini al circolo di Balducci e Anemone è citata nell'ultima richiesta di arresto firmata dai magistrati perugini nei confronti dei principali protagonisti di quello che è stato definito il "sistema gelatinoso" degli appalti per i Grandi Eventi. Secondo i pm, gli imputati Angelo e Filippo Balducci Claudio Rinaldi e Diego Anemone «portavano a compimento l'operazione immobiliare iniziata con l'acquisto dell'area di agro romano limitrofa al circolo procurandosi così l'ingiusto profitto dell'incremento del valore immobiliare del patrimonio della società Sportiva romana con relativo danno per il Comune di Roma, che non incassava contributi per circa 9 milioni e seicentomila euro».
Ma il nome di Lunardi compare negli atti dell'indagine sugli appalti per Grandi Eventi soprattutto a causa del gran da fare del suo ex capo dell'ufficio Legislativo al mnistero delle Infrastrutture e già presidente di sezione della Corte dei Conti, Mario Sancetta. Era lui a beneficiare in prima persona dei favori di molti imprenditori della cosiddetta "cricca" di via della Ferratella, dove aveva l'ufficio Angelo Balducci. E sempre lui si preoccupava di rappresentarne le istanze nei palazzi della politica. Come quando - intercettato dal Ros dei Carabinieri, spiegò ad Antonio De Nardo, funzionario dello stesso dicastero delle Infrastrutture che si era improvvisato imprenditore, che Pietro (Lunardi) aveva convinto Altero (Matteoli) a nominare Angelo (Balducci) alla presidenza del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. E in cambio del favore, poichè Balducci avrebbe poi favorito un determinato pool di imprenditori, chiese allo stesso De Nardo di attivare le sue conoscenze, anche con il coordinatore azzurro Denis Verdini, per fargli avere qualche importante incarico istituzionale. Che però non gli fu mai assegnato.

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