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Pescara, 20/04/2026
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01/05/2010
Il Messaggero
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Sanità nel caos. Il Pd attacca: «Venturoni, dimettiti». De Laurentiis, Udc: «Chiudere ospedali e basta è fuori da ogni logica. Che fine faranno i piccoli presidi?» |
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L'AQUILA - Sulla riorganizzazione della rete ospedaliera regionale annunciata dal ministro della Salute Fazio, che prevede il mantenimento di soli nove ospedali su tutto il territorio abruzzese, infuria la polemica politica. Mentre Pd e Italia dei Valori attaccano a testa bassa la giunta regionale, Rodolfo De Laurentiis, leader dell'Udc in Abruzzo, non vede una strategia precisa da parte del governo e della stessa Regione. «Chiudere e basta sarebbe una decisione al di fuori da ogni logica -dice- anche se il ministro Fazio e l'assessore alla Sanità Venturoni affermano che il loro obiettivo è quello non di chiudere, ma di riqualificare. Riqualificare e riorganizzare, ma non indicano dove e come, mentre si alzano già le prime barricate». Per De Laurentiis una «mera operazione contabile sarebbe deleteria, mentre rinunciare agli ospedali significherebbe venir meno alla grande scommessa di migliorare i servizi per la popolazione». Ricorda, poi, che uno dei punti della campagna elettorale che ha portato all'elezione del nuovo governo provinciale all'Aquila, è stato quello della difesa dei presidi ospedalieri. «Ecco perché -aggiunge- questo tema non è stato chiarito abbastanza. Quale fine faranno i piccoli presidi? Mi aspetto di ascoltare parole chiare dal presidente della Provincia dell'Aquila, Del Corvo». Insomma, per De Laurentiis, nessuno deve fare il «pesce in barile. Capisco che la Provincia non abbia competenze specifiche in tema di riforma ospedaliera, ma può esprimere giudizi che alla fine risultino vincolanti». Spara bordate il Pd. Il capogruppo alla Regione, Camillo D'Alessandro: «La verità è che ci troviamo di fronte al fallimento totale della classe dirigente di centrodestra abruzzese. Siamo commissariati e per di più Roma impone il numero degli ospedali, ma Venturoni cosa ci sta a fare? Non sarebbe più dignitoso che si dimettesse? Al Governo dovrebbe interessare è solo il piano di rientro, ma l'organizzazione della sanità sul territorio la decide l'Abruzzo. Ve lo immaginate se il Governo decidesse, con un suo ministro, quanti sono gli ospedali da tenere aperti o da ristrutturare nelle regioni guidate dalle Lega? Scoppierebbe un putiferio. Per l'Abruzzo, invece, c'è il peggiore e arrogante centralismo statale, altro che federalismo. La riduzione del numero di ospedali di per sé non dice nulla sulla qualità dell'offerta sanitaria. Prima di chiudere andrebbe trasferita la medicina sul territorio, la cui assenza genera l'esigenza degli ospedali. L' ospedale è ancora visto, a ragione, dai cittadini, come un salvavita per le emergenze. Prima di chiudere si metta mano ad una rete di emergenza ed assistenza che consenta di salvare la vita, in caso di urgenza». E il senatore Giovanni Legnini: «Le dichiarazioni di Fazio aggravano la già pesante crisi di democrazia in Abruzzo: la Giunta regionale subisce passivamente che persino il numero degli ospedali venga deciso a Roma senza tener conto degli interessi dei pazienti, degli operatori e dei sindaci. Nonostante la presenza di un presidente-commissario, un vicecommissario, un assessore, una Giunta ed un intero Consiglio regionale, a decidere quanti ospedali occorrono secondo il ministro dovrebbe essere Roma, ipotecando il futuro dell'Abruzzo». Ancora per il Pd, il consigliere regionale Franco Caramanico: «Il debito della sanità abruzzese sta scendendo grazie alle riforme messe in campo nella passata legislatura dal centrosinistra. Ora si cerca di interrompere quella programmazione virtuosa a danno delle comunità abruzzesi, private di strutture di servizio fondamentali per il territorio. Il Piano sanitario regionale e il piano di rientro, con la legge sull'accreditamento e quella sull'appropiatezza dei ricoveri hanno portato a una diminuzione del tasso di ospedalizzazione. Continueremo la battaglia a difesa dei piccoli ospedali. E qualsiasi programmazione deve tenere in considerazione il parere dei sindaci». Per l'onorevole Augusto Di Stanislao, IdV, «Fazio ha parlato più da commissario della sanità abruzzese che da ministro della Salute. La realtà abruzzese non è assimilabile a modelli preconfezionati a Roma, quella di Fazio è una "boutade", visto che parla senza cognizione di causa».
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