L'Istat: il tasso di occupazione è tra i più bassi d'Europa
ROMA. Poco meno di 370 mila posti di lavoro cancellati, disoccupazione che schizza all'8,8% e tasso di occupazione tra i più bassi d'Europa. E' l'impietosa fotografia dell'Istat a certificare come nell'ultimo anno per l'Italia dei senza lavoro è andata malissimo, con i risultati più negativi dal 2002: sono ora 2 milioni 200 mila le persone in cerca di occupazione in crescita del 12% sul marzo 2009. Un'emergenza che si salda al crollo dei consumi e alla più consistente impennata dell'inflazione dal febbraio 2009 che raggiunge ad aprile un picco di +1,5%. Per Epifani, leader della Cgil, la crisi dell'occupazione «diventerà più pesante». Dal marzo 2009 al marzo di quest'anno, i posti di lavoro persi sono stati 367 mila, con una riduzione dello 0,2% sul febbraio precedente e di un consistente 1,6% sul marzo 2009. Il tasso di occupazione scende ancora di 1,1 punti percentuali attestandosi tra quelli più bassi dell'Unione mentre quello di disoccupazione s'innalza ai massimi del secondo trimestre del 2002, attestandosi all'8,8% con un aumento netto di un punto sul marzo 2009.
Seguendo il copione successivo ad ogni rilevazione Istat, il ministro Sacconi parla di «aumento atteso» del tasso di disoccupazione anche se «molti gufi segnalavano ancor peggio» mentre «il differenziale tra noi, l'Eurozona e l'Ue a 27 è molto sotto la media, anche se una magra consolazione». Un'analisi contestata radicalmente dal Pd che col responsabile economico Stefano Fassina si chiede: «Che film ha visto Sacconi?». Per l'esponente dell'opposizione non ci si può «consolare» col dato della disoccupazione inferiore alla media europea «perchè l'indicatore della salute del mercato del lavoro è il tasso di occupazione che ci colloca agli ultimi posti in Europa». I dati Istat rivelano un'altra pesante realtà: che il tasso di disoccupazione giovanile - tra i 15 e i 24 anni - si è attestato al 27,7%, tre volte di più di quello complessivo di 8,6%. Inoltre, tra le persone in cerca di occupazione la componente femminile è aumentata a marzo del 4,8% contro un incremento dello 0,9% di quella maschile. «E' un dato che preoccupa», commenta Susanna Camusso, segretaria confederale della Cgil, che chiede politiche del lavoro per abbattere le diseguaglianze. L'inflazione cresciuta ad aprile dell'1,5% su base annua e dell'1,4% a marzo, segna il maggior incremento tendenziale dal febbraio 2009. Secondo la stima dell'Istat sui prezzi al consumo per la collettività, gli incrementi maggiori hanno riguardato i trasporti (+1,2%), i servizi ricettivi e di ristorazione (+1,1%) e abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+0,6%). Le impennate più elevate su base annua nei trasporti (+5,4%) e istruzione (+2,5%). Secondo L'Isae l'inflazione è ancora più calda, pari cioè al 2,1%. Tutto questo, denunciano Adusbef e Federconsumatori, si traduce in una stangata da 450 euro a famiglia.