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Data: 03/05/2010
Testata giornalistica: Il Centro
1º Maggio senza lavoro, Italia fondata sullo stage. Il 28% dei giovani disoccupati, ma in Sardegna si sfiora il 45%, Sicilia, Basilicata e Campania sopra il 38%

ROMA. Il Primo Maggio 2010 resterà alla storia come la giornata di chi il lavoro non ce l'ha, dei giovani, i precari, gli stagisti, i cassaintegrati, i disoccupati, gli immigrati sfruttati dalla criminalità e quelli espulsi dalla crisi. A Rosarno, Cgil Cisl e Uil di nuovo unite hanno tenuto una grande manifestazione contro il lavoro nero, le mafie, il razzismo, lo sfruttamento degli immigrati e persino dei loro bambini e a favore della solidarietà e dell'integrazione. E hanno chiesto al governo uno sforzo maggiore. Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, ha sollecitato un «piano straordinario per il lavoro»; quello della Cisl, Raffaele Bonanni, un bonus per le imprese che assumono giovani, donne e ultracinquantenni; quello della Uil, Luigi Angeletti, un'azione comune con imprenditori e politici contro la piaga del lavoro nero. Tutti e tre hanno sottolineato che Rosarno è diventato ormai un simbolo, dopo i fatti dei primi di gennaio quando la cittadina calabrese è stata messa a ferro e fuoco dai violenti scontri tra immigrati, impiegati nella raccolta degli agrumi, e parte della popolazione locale. Ma, purtroppo, non un caso isolato e non limitato al Sud. Il 1º Maggio 2010, segnala l'Istat, l'Italia ha l'8,8% di disoccupati, oltre due milioni in cerca di lavoro.
Nella festa al Quirinale, il presidente della Repubblica Napolitano ricorda che «l'articolo 1 della nostra Costituzione pone il lavoro a fondamento della Repubblica e non si tratta di un residuato post-bellico di singolare marca italiana. Quel valore è la chiave dell'economica sociale di mercato cui la più recente e attuale Carta di principi e di indirizzi dell'Unione Europea, il Trattato di Lisbona, ancora il progetto dell'Europa unita». Il Capo dello Stato afferma che «i fenomeni di sfruttamento schiavistico del lavoro degli immigrati: nulla «può giustificare violazioni evidenti delle leggi e dei diritti dei lavoratori, neppure la più critica delle congiunture economiche». E Napolitano ricorda i lavoratori dei call center, «chi non riesce a veder valorizzato il proprio talento e i propri titoli di studio». E al concertone in piazza San Giovanni a Roma, risuona il grido «L'Italia è una Repubblica fondata sullo stage». Moltissimi i giovani arrivati per ricordare che vivono «alle spalle dei genitori» pur dandosi da fare, tra uno stage e l'altro, a cui non segue mai un lavoro fisso, pagati poco.
Fassina, del Pd, ricorda a Berlusconi che forse è distratto: «Il tasso di disoccupazione giovanile è balzato al 28% e il continuo rinvio della riforma degli ammortizzatori sociali ha lasciato senza alcun sostegno al reddito i quasi 300.000 uomini e donne, soprattutto giovani, che dall'inizio della crisi hanno perso lavori precari. E Antonio Di Pietro commenta: «Berlusconi parla di una ripresa che non c'è».
Intanto anche molti vescovi parlano di lavoro: quello di Padova, mons. Mattiazzo per la prima volta sale sul palco dei sindacati accolto dall'applauso della piazza. E a Napoli, il card. Sepe: «chi vuole davvero salvare Napoli e la Campania» deve creare lavoro.
E intanto emerge che nel 2009 in sei Regioni il tasso di disoccupazione dei giovani tra 15 e 24 anni è risultato superiore al 30%: in Sardegna è al 44,7%, in Sicilia al 38,5%, in Basilicata al 38,3%, in Campania al 38,1%, in Puglia al 32,6%, in Calabria al 31,8% e nel Lazio al 30,6%. Sul versante opposto le Regioni con la disoccupazione più bassa sono la Toscana con il 17,8%, la Valle d'Aosta con il 17,5%, il Veneto con il 14,4% e il Trentino-Alto Adige con il 10,1%.

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