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Pescara, 20/04/2026
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Data: 03/05/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Lombardo salvo, sì alla Finanziaria con i voti Pd. Il Pdl: è un ribaltone

PALERMO - L' Assemblea regionale siciliana ha virtualmente fermato gli orologi per approvare "entro il 30 aprile" la sua Finanziaria. Fuori dall'Aula era già il primo maggio, dunque era già spirato l'ultimo giorno del quarto ed ultimo mese possibile di esercizio provvisorio, oltre il quale si profilava lo scioglimento anticipato del parlamentino siciliano ed il ritorno alle urne. Invece, in extremis, scatenando la reazione del Pdl "lealista" guidato da Schifani e Alfano, è arrivato il via libera.
Al bilancio hanno detto "si" 50 deputati del Movimento per le Autonomia - il partitino del Governatore Raffaele Lombardo - del Pdl Sicilia (amici di Gianfranco Miccichè), l'Api di Rutelli e la maggioranza del Pd.
I "no" al provvedimento finanziario sono giunti da 26 esponenti del Pdl di osservanza "nazionale", i cosiddetti "lealisti" (vicini al presidente del Senato, Schifani ed al Guardasigilli Alfano), dell'Udc e di altre formazioni minori. Un solo astenuto, mentre 3 esponenti del Pd hanno preferito abbandonare l'Aula prima del voto.
Lapidario il giudizio critico del Pdl "ufficiale" in Sicilia: «L' approvazione della Finanziaria, dannosa e clientelare, con i voti determinanti del Pd dimostra che c'è una maggioranza diversa da quella votata dai siciliani». Insomma una certificazione del «ribaltone» e un «tradimento del mandato degli elettori, grazie «agli scissionisti del centro-destra», come accusa Maurizio Gasparri. Tradimento «che non può restare senza conseguenze - aggiunge il presidente del Pdl al Senato - e che troverà la necessaria priorità nell'agenda politica del Pdl».
Ma tutte queste critiche sembrano scivolare addosso al governatore Raffaele Lombardo, che oggi va ad inaugurare le opere di un nodo viario nell'agrigentino, il feudo elettorale di Angelino Alfano, che non è proprio un suo estimatore politico.
Il governatore preferisce piuttosto celebrare il suo personale successo all'Assemblea siciliana, attribuendo al Bilancio il merito di avere dato «risposte al mondo del lavoro, ad una parte consistente del precariato, alle imprese attraverso il credito d'imposta, emanando il più consistente pacchetto d'aiuti all'agricoltura degli ultimi anni, riducendo i ticket sanitari, prorogando le cooperative edilizie, avviando concretamente la gestione pubblica delle acque». Con una annotazione politica: «la coalizione con Pd e Api ora dovrà consolidarsi di più».
Tuttavia anche dopo il "si" alla Finanziaria, la prospettiva per il Governatore e per la sua Giunta restano agganciata tanto agli "umori" delle segreterie romane, quanto all'iter dell'indagine penale di Catania, che indaga Lombardo per concorso esterno in associazione mafiosa.
Giuseppe Lupo, segretario regionale del Pd, è consapevole che l'operazione trasversale siciliana (ancora una, dopo il Milazzismo...) provoca nel suo vertice romano qualche maldipancia. E, dunque, dopo avere fatto il "pieno" con la Finanziaria, rispetto alle istanze della sua base ed a partire dal movimento cooperativo, mette le mani avanti spiegando che il "si" della maggioranza del Pd: «Non è un voto di fiducia al governo regionale, ma un atto di responsabilità nell'interesse dei siciliani».
Ma Bernardo Mattarella (uno dei 3 Pd uscito dall'Aula, di estrazione margheritina) fa notare a Lupo che «timidi segnali positivi pur presenti nella Finanziaria non sono inseriti in un progetto di sviluppo complessivo», mentre «è allarmante l'assenza di una linea politica economica... il modello è sempre quello delle uscite certe e delle entrate presunte e non mancano i soliti contributi clientelari». Un capitolo, questo, dove svetta la decisione di aprire le porte per l' assunzione di 4.800 precari.

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