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Pescara, 20/04/2026
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Data: 04/05/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Tutto deciso: in Abruzzo una centrale nucleare». Per Di Pietro sarà localizzata o a Teramo o a Collecorvino. Ma Chiodi smentisce: falso

PESCARA - Le bugie hanno le gambe corte, durano la falcata di un appuntamento elettorale non un giorno di più, durano il tempo di far eleggere Del Corvo o Chiodi o chi per loro. Niente centrali nucleari promise Silvio Berlusconi prima della fine di marzo strappando un evviva senza condizioni e senza memoria, perchè intanto il consiglio regionale aveva già bocciato una risoluzione dei Verdi per far dichiarare l'Abruzzo regione denuclearizzata: 22 i no del centrodestra, e a volerli interpretare già si sarebbe immaginato il gran finale. Invece no, invece l'Abruzzo fece atto di fede. Invece no, invece le centrali nucleari si faranno, annuncia Antonio Di Pietro ieri a Pescara per illustrare la campagna referendaria dell'italia dei Valori, "tre referendum per il futuro di tutti", acqua, nucleare e legittimo impedimento. «Una truffa elettorale perchè Berlusconi fece credere all'Abruzzo che qui non le avrebbe fatte, in realtà è già tutto pronto, già sono stati individuati i siti. Cornuti e mazziati». Tutto pronto, c'è solo da stabilire dove: i siti sono stati individuati a Casalbordino e a Teramo, città di Chiodi e della Turbogas, la centrale toccherà a uno di loro. E che fa se Casalbordino è proprio a due passi da Termoli e gli effetti inquinanti e devastanti si raddoppierebbero per tutti gli abitanti della zona a cavallo dell'Abruzzo e del Molise, qui non si bada alla salute ma agli affari dice l'ex ministro. Undici regioni, undici siti. «Mica le centrali le faranno tutte ad Arcore...». Una decisione che passa sulla testa della Regione e del presidente Chiodi, assicura Antonio Di Pietro, che non sono stati nè informati nè interpellati. Eppure dopo neppure due ore il presidente della Regione sente il dovere di precisare che quelle sulle centrali «sono voci completamente destituite di fondamento, smentisco categoricamente questa ipotesi», aggiunge sicuro. La Regione teme il contraccolpo, e come è già accaduto giovedì scorso con le dichiarazioni del ministro Fazio sul taglio dei piccoli ospedali, si affretta a smentire per evitare la rivolta dei territori. Silenzio, per favore.
Per questo è utile il referendum, perchè i cittadini possano dire no al nucleare, suggerisce Di Pietro. «E mai come ora è fondamentale il referendum sul legittimo impedimento: noi facciamo una petizione preventiva di tutela della Costituzione, adesso che il Pdl sta per depositare una norma di modifica costituzionale per salvaguardare l'impunità dei ministri». Importante adesso che «Scajola è stato preso col sorcio in bocca. Usciamo dall'ipocrisia, mi sembra che per lui ci sia una responsabilità politica grossa come una casa», dice senza ironia, «grossa come una casa». E sull'acqua Di Pietro ricorda che l'Idv ha promosso un quesito diverso dagli altri. «Noi non chiediamo la totale cancellazione del decreto Ronchi, richiesta che potrebbe essere respinta proprio perchè creerebbe un vuoto legislativo ma puntiamo alla liberalizzazione del solo bene-acqua». E in politica c'è bisogno di un nuovo leader. Non Vendola, ribadisce Di Pietro, troppo di sinistra, espressione di una minoranza. Non Vendola e non Di Pietro, aggiunge parlando in terza persona. Perchè c'è bisogno di una candidatura di sintesi, «e poi Vendola fa bene il presidente della Puglia, continui a fare quello». L'Idv vuole diventare punto di riferimento della società civile, di quella fetta che non va più a votare. «Non rivendichiamo la leadership perchè siamo convinti che debba essere indicato un uomo della pacificazione sociale post berlusconiano, che ridia dignità, serenità e operatività agli organi pubblici. In questo senso - ha aggiunto - guardo con preoccupazione al tentativo di mettere le mani avanti da parte di molti partiti». Conclude in bellezza, Di Pietro: che invita i cittadini a fare una grande pernacchia a Calderoli per le sue dichiarazioni sui 150 anni dell'unità d'Italia.

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