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Pescara, 20/04/2026
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Data: 05/05/2010
Testata giornalistica: Il Centro
«Libertà di stampa? Da noi fin troppa» Berlusconi attacca l'informazione e dice: ho perso un collaboratore capace

Scajola incassa lodi e solidarietà: decisione sofferta e dolorosa

ROMA. «Sono preoccupato, davvero preoccupato». Le dimissioni di Scajola aprono una voragine nel governo e Berlusconi, scuro in volto, non nasconde la sua amarezza per una vicenda che coinvolge uno dei suoi ministri chiave e si inserisce in un momento di profonda instabilità nella coalizione di centrodestra.
Il passo indietro a cui è stato costretto il ministro dello Sviluppo economico si aggiunge infatti alla continua guerra dei nervi con Gianfranco Fini e alle richieste sempre più pressanti della Lega. Ce n'è quanto basta per togliere la serenità al premier che, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi con il segretario dell'Ocse e Guido Bertolaso, definisce «assolutamente fondate» le critiche che il capo della Protezione civile espresse sugli aiuti ai terremotati di Haiti e non riesce a frenare la sua allergia per tutto ciò che i giornali scrivono.
Il nervosismo è palpabile e questa volta il premier arriva a dire che per quanto riguarda la libertà di stampa «In Italia ce n'è fin troppa». E pazienza se dalle opposizioni si leva un coro di protesta e si fa notare che la libertà di stampa o c'è o non c'è.
Quanto a Scajola, dopo aver chiesto per due giorni al ministro ligure di difendersi «con i denti», alla fine Berlusconi è stato costretto ad accettarne le dimissioni. Lo ha fatto ieri durante un difficile faccia a faccia con Scajola a palazzo Chigi che si è concluso con una stretta di mano e un comunicato ufficiale con il quale il premier ha espresso il «suo apprezzamento» e quello di «tutto» il governo per come ha «interpretato» il ruolo di ministro dello Sviluppo economico. «Il ministro Scajola» si legge nella nota ufficiale «ha assunto una decisione sofferta e dolorosa, che conferma la sua sensibilità istituzionale e il suo alto senso dello Stato, per poter dimostrare la sua totale estraneità ai fatti e fare chiarezza su quanto gli viene attribuito».
Quel che è certo è che, al di là della formale solidarietà espressa da Palazzo Chigi, il premier si trova nella difficile condizione di dover sostenere un ministro che, anche se non indagato, deve difendersi dall'accusa di aver comprato un appartamento al Colosseo utilizzando assegni in nero provenienti dall'imprenditore Diego Anemone finito nell'inchiesta sugli appalti per il G8. Una situazione che allarma Pier Luigi Bersani e che lo fa parlare di un «governo paralizzato» di una «maggioranza in stallo e azzoppata» che prelude «strappi» all'interno del centrodestra. Antonio Di Pietro fa invece notare che ad essere contenti per le dimissioni di Scajola non è l'Italia dei Valori ma sono «tutti gli italiani di buon senso e onesti».
Ma ad accusare il colpo è soprattutto Berlusconi che stenta a mantenere la calma e dopo aver spiegato ai suoi interlocutori che si è dimesso «un ministro molto capace», tira dritto e durante il colloquio con la delegazione del Ppe trova il modo per lanciare l'ennesima stoccata alla magistratura: «E' sempre la solita storia, la verità è che si accaniscono contro di noi...».
Le dimissioni di Scajola sono accompagnate da un coro di critiche dell'opposizione ma anche nel Pdl sono davvero in pochi a disperarsi. «Ma che volete? Aveva troppi nemici nel partito...» chiosa un deputato del centrodestra. I finiani, a partire da Italo Bocchino, chiedono che sia la magistratura a «chiarire» i fatti. E i leghisti non versano lacrime. «Abbiamo gli uomini giusti per portare avanti il ministero di Scajola» taglia corto Matteo Salvini.

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