SCANDALO G8 LE DIMISSIONI Travolto dai 900mila euro in nero per l'appartamento di lusso al Colosseo
ROMA. Questa volta neanche Berlusconi è riuscito nel "miracolo", e al ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola non è rimasto altro che dimettersi. «Per difendermi non posso continuare a fare il ministro come in questi due anni» ha detto in conferenza stampa.
Scajola ha convocato la stampa nel "parlamentino" del ministero, zona via Veneto, dove in meno di 15 minuti ha spiegato la decisione che ormai anche lo stesso premier, con cui si era sentito telefonicamente di buon'ora, lo aveva "incoraggiato" a prendere. Situazione insostenibile per la maggioranza, già turbata da Fini e la sua corrente, e con il groppone appesantito dai fardelli giudiziari di questi due anni. Il Pdl non poteva permettersi di aspettare la quiete dopo la tempesta. Perché tutti avevano capito che non ci sarebbe mai stata. Perché Scajola non è tutt'ora in grado di dare una spiegazione sull'acquisto della casa con il "contributo" di 900mila euro, fondi neri provenienti dall'imprenditore Anemone, in carcere da febbraio per il G8.
Dunque il Pdl ha reciso la corda, facendo precipitare il ministro. Recidivo Scajola, che già si dovette dimettere nel 2002 per una frase ingiuriosa sull'economista Biagi ucciso dalle Brigate rosse, e che ora tornerà comunque ai tanti interessi economici e politici nel suo feudo di Imperia. E di fronte alle testimonianze sugli assegni serviti per comprare casa alla figlia, Scajola ha tentato ieri un'ultima disperata difesa: «Vivo una grande sofferenza - ha detto il ministro col viso tirato - da dieci giorni sono vittima di una campagna mediatica senza precedenti. Non potrei mai abitare in una casa comprata con i soldi di altri. Se dovessi acclarare che la mia abitazione è stata pagata da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto e l'interesse, i miei legali annullerebbero il contratto». In sostanza Scajola nega ancora di sapere dell'esistenza di quei 900mila euro, e ora ipotizza che qualcuno abbia pagato l'abitazione al posto suo, senza che ne fosse a conoscenza. «Se ne sono viste tante, è possibile che ci sia qualche benefattore in giro» ha ironizzato il segretario del Pd Bersani. Scajola ha poi ringraziato Berlusconi, ministri e maggioranza per la solidarietà: «Ora il governo potrà andare avanti con serenità e io potrò difendermi». Un passaggio molto sofferto per il ministro, che ha lasciato il "parlamentino" a testa bassa e senza curarsi dei giornalisti che chiedevano di poter porre domande. Tutto inutile, Scajola era già andato. E in quei minuti nel centrodestra già si pensava al successore, con il Pdl pronto ad arginare gli appetiti della Lega. Due i maggiori accreditati del Pdl: l'attuale viceministro allo Sviluppo economico Paolo Romani, e l'ex governatore del Veneto Giancarlo Galan, ministro dell'Agricoltura. Entrambi non hanno voluto rispondere sulla loro possibile candidatura. Intanto nel pomeriggio Scajola ha telefonato al presidente della Repubblica Napolitano, per spiegargli le motivazioni delle sue dimissioni e annunciandogli l'invio, per conoscenza, della lettera inviata al premier Berlusconi.
Dalla maggioranza molti attestati di solidarietà. Il Pd ha commentato con soddisfazione le dimissioni. Il segretario Pierluigi Bersani ha parlato di una maggioranza ormai "in stallo", mentre il capogruppo Dario Franceschini ha punzecchiato l'Idv che aveva presentato una mozione di sfiducia: «Una mossa affrettata».