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Data: 06/05/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Epifani: «Pronti allo sciopero per il lavoro». Appello del leader della Cgil a Cisl e Uil: basta con le lacerazioni

RIMINI. Boccia il governo che non ha «un disegno di politica economica e industriale» e lo attacca sull'arbitrato e sullo Statuto dei lavori perché vuole smantellare «l'universalità dei diritti». Sollecita Cisl e Uil a riprendere il cammino unitario pur condannando l'accordo separato «che ridimensiona la contrattazione». Si dice pronto alla mobilitazione e allo sciopero per difendere l'Italia sfibrata dal declino.
Guglielmo Epifani apre così il sedicesimo congresso della Cgil - con l'ultima relazione da segretario generale - toccando i temi brucianti dell'agenda economica e sociale, senza però rinunciare a un progetto più ampio. E come già fece Di Vittorio nel secondo congresso del 1949, propone un concreto Piano straordinario del lavoro «perché l'occupazione è la prioprità delle priorità».
Le assise - aperte sulle note dell'Internazionale e dell'Inno dei lavoratori - accolgono con fischi e mugugni di dissenso il ministro Sacconi, la presidente della Confindustria Emma Marcegaglia e i segretari di Cisl e Uil. Sacconi reagisce liquidando la relazione di Epifani come «deludente». Ovazione invece per Oscar Luigi Scalfaro e Nichi Vendola, applausi per Bersani e Di Pietro e le delegazioni dei partiti di sinistra. Epifani spiega che il piano del lavoro è fatto da tre componenti: lo stimolo di carattere fiscale agli investimenti nel manifatturiero, l'allentamento del patto di stabilità degli enti locali, la riapertura del turn over nella scuola, nell'università, nelle pubbliche amministrazioni per almeno tre anni.
Si possono recuperare complessivamente un milione di posti che, in caso contrario, sono a rischio. Un piano che dovrà camminare di pari passo alla riforma degli ammortizzatori sociali e il cambiamento profondo della struttura del prelievo fiscale «troppo pesante sui redditi da lavoro e da pensione e anche verso le imprese che impiegano più occupazione».
Epifani attacca il governo: «Prima negando la forza della crisi, poi annunciandone la fine, poi ammettendo che il 2010 sarebbe stato l'anno più terribile per l'occupazione, il governo ha fatto passare senza veri interventi, quasi due anni, chiudendo gli occhi di fronte alle dinamiche dell'economia reale». Poi c'è il capitolo dolente dei diritti che si stanno «smantellando»: l'arbitrato, il testo unico sulla sicurezza, il disegno di legge di regolamentazione del diritto di sciopero, il libro bianco e la bilateralità forzosa. Tutto con strappi e forzature da parte di un governo «che vede nella Cgil non un interlocutore, ma un avversario». Epifani propone di rilanciare l'azione unitaria con Cisl e Uil con le quali i rapporti sono al livello più basso della storia: serve la legge sulla rappresentanza e un nuovo modello contrattuale che superi quello separato firmato da Cisl-Uil e Confindustria.
Dopo Epifani il congresso tributa calorose accoglienze ai discorsi di Oscar Luigi Scalfaro («difendiamo la Costituzione, ultimo baluardo di democrazia») e di don Luigi Ciotti che infiammano la platea sulla legalità.

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