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Data: 07/05/2010
Testata giornalistica: Il Centro
In arrivo doppia manovra da 25 miliardi. A luglio in un decreto legge i primi tagli. Epifani: convocateci

Le misure (pari all'1,6% del Pil) nel 2011-2012. «Barra dritta» dice Tremonti E Berlusconi: «Il rigore la priorità»

ROMA. Due manovre correttive per un totale di 24 miliardi e 800 milioni di euro. E' quello che il governo intende fare nel 2011 e nel 2012 per «mantenere gli impegni assunti in sede europea».
Lo svela la «Relazione unificata sull'economia e la finanza pubblica per il 2010» pubblicata ieri. «Il governo - è la frase chiave - intende mantenere gli impegni assunti in sede europea, confermando il percorso di consolidamento finanziario: gli obiettivi programmatici di indebitamento netto restano fissati al 3,9% del Pil nel 2011 e al 2,7% nel 2012».
Il problema è che quando l'Italia prese quell'impegno in sede europea sarebbero bastati aggiustamenti dello 0,5% del Pil ogni anno, mentre oggi si deve ipotizzare di correggere i conti a botte di 0,8% del Pil (1,6% spalmato in due anni) il che significa almeno 12 miliardi e 400 milioni di tagli e risparmi sia il prossimo anno che il successivo. Tutto questo con una crescita del Pil ipotizzata all'1% quest'anno, all'1,5 il prossimo anno e al 2% nel 2012, stime che sono già state riviste al ribasso dalla Commissione europea. E' per questo che si parla di un anticipo di manovra già a luglio con un decreto legge che imponga altri risparmi ai ministeri, soprattutto tagliando gli affitti e valorizzando il patrimonio esistente. La manovra da 25 miliardi fa drizzare le orecchie a Guglielmo Epifani che da Rimini dice: «Non sappiamo nulla di questa manovra e, pensiamo che Tremonti dovrebbe convocarci».
«Mantenendo la barra dritta, e proseguendo sulla strada intrapresa - dice il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti alla Camera parlando della crisi della Grecia - noi ci poniamo in maniera diversa rispetto ad altri paesi. Bisogna proseguire sul percorso avviato, in questo modo non ci saranno rischi per l'Italia». «Il rigore è la priorità assoluta», conferma anche Berlusconi in veste di ministro dello Sviluppo economico.
Quello di Tremonti è il solito refrain: conti in ordine perché la ripresa sia solida e duratura. L'occhio del ministro resta puntato sul valore del rapporto deficit-Pil, quello che deve restare sotto il 3%, meglio noto come il parametro di Maastricht. Il problema per l'Italia, però, è il debito pubblico più che il deficit perché a giorni potrebbe essere varata una modifica del patto di stabilità per dare più peso al debito (visto anche il caso Grecia).
Il debito italiano continua ad essere mostruoso, secondo, in Europa, solo a quello della Grecia. La Commissione europea dice che il debito italiano raggiungerà il prossimo anno il 120% del Pil, la Relazione pubblicata ieri che sarà al 118,7%.
Con una postilla: gli interventi per la Grecia non sono conteggiati. E, ha spiegato ieri Tremonti, questi vanno iscritti a debito e non a deficit «di cui però si terrà conto nettizzandolo nel quadro del patto di stabilità». Ovvero non saranno iscritti a debito i 5,5 miliardi prestati perché si avrà un guadagno per l'Italia «tra il tasso applicato alla Grecia e il nostro costo di raccolta».

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