PESCARA - Assicurata una boccata d'ossigeno per la Saga grazie alla soluzione-ponte individuata dall'assessore Giandomenico Morra, adesso Gianni Chiodi potrà dedicarsi all'operazione rimpasto. Imbarazzo, perchè il presidente dovrà chiedere a qualcuno dei suoi assessori il sacrificio delle dimissioni per fare largo a Gianfranco Giuliante. Il passo indietro potrebbe toccare a Federica Carpineta, ma Chiodi aspetta anche per vedere cosa succederà a livello romano con Fini e i finiani. Non è escluso che la tentazione di Berlusconi di cacciare fuori tutti i finiani dalle giunte, prospettata subito dopo il violento scontro col presidente della Camera, possa riproporsi adesso e avere contraccolpi anche in Abruzzo. Oggi Fini chiama a raccolta tutti i suoi fedelissimi a Roma, dall'Abruzzo ci andrà una discreta pattuglia capitanata dal vice presidente della Regione Alfredo Castiglione. Che ha sempre dichiarato di essere schierato fedelmente al fianco di Chiodi nonostante la fede finiana, e che non avrebbe seguito l'ex segretario di An se fosse uscito dal Pdl. Ma adesso la situazione è cambiata, oggi a Roma si deciderà la costituzione di gruppi e correnti. E Castiglione si dichiara pronto a qualsiasi conseguenza.
E mentre un altro finiano doc come Emilio Nasuti, dopo la sua presa di posizione contro la politica della comunicazione della Regione per le fiere e gli eventi turistici, ha rotto sembra definitivamente ogni rapporto con l'assessore Mauro Febbo (col quale non si rivolge più la parola, almeno così raccontano i pidiellini dopo il vertice di Rigopiano), Giuliante da qualche mese seguace di Altero Matteoli, si prepara al grande ingresso. Provocando qualche mal di pancia: quel posto da assessore nella giunta regionale tocca a un aquilano, sostiene qualche voce all'interno del Pdl, e quindi chi l'ha detto che tocchi a Giuliante che dopo il terremoto ha traslocato a Pescara ed è stato eletto nel listino e non per esempio a Ricciuti che invece è stato sempre in città dormendo anche in tenda? Ma il riequilibrio territoriale della giunta regionale priva di un esponente aquilano, problema posto subito dopo l'insediamento dell'esecutivo ed esploso dopo il terremoto del 6 aprile, è solo un pretesto (fa notare qualche esperto navigatore pidiellino) per fare entrare Giuliante. La promessa gli è stata fatta da Piccone e Chiodi in persona per convincerlo ad appoggiare Del Corvo alla Provincia dell'Aquila. E non c'è Ricciuti che tenga.